Trattative

Domani incontro a Roma per fare chiarezza sul futuro del Gruppo Sixty

Sembra che la via crucis del Gruppo Sixty sia destinata a proseguire, anche dopo il passaggio del 100% del capitale alla società d'investimenti panasiatica Crescent Hyde Park. Domani i dipendenti della realtà chietina incontrano a Roma l'amministratore delegato Pietro Bongiovanni, per fare chiarezza sul futuro dell'azienda.

 

"Di fronte all'omertà dei nostri interlocutori, durante l'incontro avvenuto lo scorso 7 agosto - racconta a fashionmagazine.it Marino D'Andrea, rappresentante sindacale Filctem-Cgil in azienda - è stato convocato un confronto, presso il ministero dello Sviluppo Economico. Al momento non abbiamo mai incontrato nessun rappresentante della nuova proprietà e il nostro referente sarà, anche domani, l'a.d., Pietro Bongiovanni".

 

"Il campionario è bloccato, così come la produzione, i riassortimenti e il 99% dei pagamenti. Inoltre nessuno ci ha comunicato il nuovo piano industriale - prosegue D'Andrea -. A questo punto è lecito supporre che il fine ultimo sia quello di smantellare lo stabilimento abruzzese e trasferire tutta la compagine in Far East, lasciando in Italia solo una manciata di persone". Sarebbe una catastrofe per una realtà di riferimento del territorio, che oggi impiega 414 dipendenti, di cui 150 circa in cassa integrazione straordinaria a zero ore o con un minimo di rotazione. Ecco perché la scorsa settimana, nel corso di una giornata di sciopero, D'Andrea e un collega si sono barricati in showroom chiedendo a gran voce: "Vogliamo conoscere il futuro della nostra azienda".

 

Come mai questo attendismo da parte della proprietà e dei manager? "Il 31 dicembre scade il contratto che lega la Sixty International, con sede in Lussemburgo e detentrice dei marchi, alla Sixty Spa di Chieti. Forse è proprio quello che stanno aspettando", ipotizza Marino D'Andrea.

 

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