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Private equity: segni meno in Italia, bene il segmento lusso

Il private equity in Italia chiude il 2012 con nuovi investimenti che superano i 3,2 miliardi di euro, in calo del 9,8% rispetto all'anno prima, anche se il numero di operazioni è salito del 7% a quota 349. Buone notizie per il lusso, come è emerso al recente convegno annuale di Aifi.

 

In base all'analisi condotta dall'associazione italiana del private equity e venture capital in collaborazione con PricewaterhouseCoopers, la maggior parte delle risorse investite nell’anno è confluita verso il segmento luxury (21% del totale), caratterizzato da una crescita dell’87% rispetto al 2011, seguito dal medicale (11% la quota, +500% sul 2011) e dal comparto trasporti e logistica (10%, nonostante il -25%).

 

La maggior parte dei capitali è stata destinata a operazioni di buy out (acquisizione di un'impresa mediante ricorso soprattutto a capitale di debito), con 2.069 milioni di euro investiti, in discesa dell'8%, seguite da interventi di expansion (per sostenere lo sviluppo di una società, solitamente attraverso un aumento di capitale), con 926 milioni, in aumento del 37%. Il segmento dell’early stage (che si riferisce a investimenti nella prima fase di vita di un'azienda) ha visto una crescita del 28% sul 2011 e, con 136 investimenti, si è classificato al primo posto, superando per la prima volta l’expansion, caratterizzato da 131 operazioni (-6%).

 

 

Quanto ai disinvestimenti, nel corso del 2012 sono state vedute 107 partecipazioni: il 23% in meno rispetto al 2011. L’ammontare disinvestito, calcolato al costo storico di acquisto, è passato da 3.180 milioni di euro a 1.569 milioni (-51%).

 

Al 31 dicembre 2012, il portafoglio complessivo degli operatori monitorati in Italia risultava composto da 1.135 società, per un controvalore delle partecipazioni detenute, valutate al costo d’acquisto, pari a 20,2 miliardi di Euro.

 

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