Trimestrali

Segnali contrastanti dai gruppi Usa

Tiffany & Co. perde quota nelle vendite a store comparabili ma gli utili segnano un +9%. Abercrombie incrementa le perdite ma sorprende gli analisti. Gap, Pvh (Calvin Klein e Tommy Hilfiger) e Guess rivedono al rialzo le stime.

 

Non arrivano dunque segali univoci dai bilanci trimestrali dei brand americani, divulgati nel corso di questo agosto 2017, ma per la maggior parte di loro si può dire che l'avere investito sul mercato europeo sta premiando e permette di stemperare le criticità del mercato domestico.

 

Nel quarter terminato il 31 luglio i gioielli di Tiffany hanno raggiunto i 960 milioni di dollari di giro d'affari, in aumento del 3%, ma in calo del 2% a store comparabili. A livello di mercati, nelle Americhe il brand del lusso ha registrato un +1%, in Asia-Pacifico un +2%, in Giappone un +1% mentre l'Europa, con un +3%, resta il mercato più dinamico. Alla fine del periodo Tiffany ha realizzato un progresso degli utili del 9% a 115 milioni di dollari. Il bilancio annuale, nelle stime dei manager, dovrebbe terminare con vendite in aumento a un tasso entro il 5%.

 

Per quanto riguarda la moda giovane di Abercrombie & Fitch, la situazione resta problematica ma batte le stime degli analisti. In lieve calo il fatturato trimestrale (-0,5%) a 779 milioni di dollari, contro una previsione degli analisti di 761,6 milioni.

 

Le perdite operative di A&F sono raddoppiate da 10,8 a 21,1 milioni e sono peggiorate le perdite nette, da 13,1 a 15,5 milioni o 23 centesimi per azione. Tuttavia, la media degli analisti interpellati da Zacks Investment Research si aspettava un rosso ben peggiore, pari a 34 centesimi per azione. I ricavi a parità di store hanno registrato una flessione del'1% per effetto del -7% dell'insegna ammiraglia e del +5% di Hollister, più focalizzato sul target teen.

 

Abercrombie & Fitch soffre della concorrenza di operatori europei come H&M e dell'evoluzione nei gusti dei consumatori, meno attratti che in passato dall'immagine "sexy" del marchio di punta (da qualche stagione in fase di revisione). Nelle previsioni per la fine dell'anno i ricavi dovrebbero rimanere stabili.

 

Il giro d'affari trimestrale della rivale Gap è sceso da 3,85 a 3,80 miliardi, ma si trova al terzo trimestre consecutivo di crescita su base comparabile: +1%, contro un -2% dell'analogo periodo del 2016 e contro una previsione degli analisti elaborata da Consensus Metrix di vendite invariate.

 

Gap e Banana Republic hanno accusato rispettivamente un -1% e un -5%, ma migliorano rispetto a un anno prima. Il marchio a prezzi più bassi Old Navy ha invece registrato un +5%. L'utile del periodo del gruppo di San Francisco è balzato da 125 a 271 milioni di dollari. Per la fine del fiscal year i vertici hanno ribadito la previsione di vendite comparabili piatte o lievemente al di sopra dell'anno prima, ma hanno ritoccato al rialzo i profitti per azione, stimati tra 2,12 e 2,20 dollari.

 

Performance oltre le stime del management in Pvh. Il gruppo di New York ha visto salire i ricavi del 7% a 2,1 miliardi di dollari grazie al +8% di Calvin Klein, al +4% di Tommy Hilfiger, che risentono del buon andamento in Europa e Asia, nonché al +13% del business degli Heritage Brands.

 

L'utile totale di Pvh è invece diminuito da 190 a 119,4 milioni. In chiusura d'anno le vendite dovrebbero realizzare un +5% circa a cambi costanti, con Calvin Klein più dinamico di Tommy Hilfiger (+7% e +5% i rispettivi incrementi previsti a valute invariate).

 

A Los Angeles, da Guess, sono soddisfatti per i progressi nelle vendite comparabili, da quattro trimestri a questa parte in incremento, nonostante le delusioni sul mercato americano. Nel complesso il turnover si è attestato a 573,7 milioni (+1,3% e +4,9% a cambi costanti), ssupportato dalle vendite retail in Europa (+20%) e Asia (+17,5%).

 

Nelle Americhe il gruppo Guess ha accusato un calo dell'11,2% (ma +6,6% il wholesale). L'utile dei tre mesi è diminuito del 52,8% a 15,2 milioni. Sulla base di questi risultati il management si aspetta per la fine dell'esercizio (nel gennaio 2018) un aumento del turnover tra il 6% e il 7,5% a cambi costanti e un utile per azione adjusted tra 0,52 e 0,60 dollari (da 0,44 dollari dell'anno prima). 

 

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