Un'analisi Deloitte

Top 100 del Lusso: Italia in testa per numero di aziende ma c'è chi pesa di più

L'Italia primeggia nel report annuale "Global Powers of Luxury Goods" di Deloitte. La Penisola si riconferma il primo Paese, con 26 società presenti nella lista delle 100 maggiori aziende del lusso mondiale. Ma nella top 10 c'è solo Luxottica.

 

Il colosso dell'eyewear di Agordo è quarto al mondo per fatturato, seguito da Prada (17esimo) e Giorgio Armani (21esimo).

 

In vetta, come lo scorso anno, spiccano il gruppo francese Lvmh, lo svizzero Richemont e l'americano della cosmesi Estée Lauder.

 

Il nostro Paese è anche quello, nella classifica Deloitte, che ospita il maggior numero di realtà con il tasso di crescita annuale composito medio (cagr, compounded average growth rate) 2013-2015 più alto. In testa alla lista mondo primeggia il produttore di occhiali Marcolin, 64esimo nella top 100,  con un cagr 2013-2015 pari al 43% (nella foto, una montatura realizzata per la passerella A-I 2017/2018 del marchio in licenza Emilio Pucci). Al secondo posto un altro marchio italiano, Valentino, 43esimo nella top 100 e con un cagr del 37,8%.

 

Nei primi 20, tenendo conto del tasso di crescita, anche Moncler (23% il cagr), Furla (22,9%), Vicini (22%) e Versace (16,5%).

 

Dal report emerge tuttavia che il lusso italiano ha un peso specifico inferiore a quello di Paesi con un numero minore di aziende specializzate. Le 26 realtà nazionali hanno ricavi medi pari a 1,3 miliardi di dollari, contro i 5 miliardi delle aziende francesi (10 in totale nella lista di Deloitte) e i 3 miliardi degli Usa (presente nell'analisi con 15 società).

 

La maggior parte degli acquisti avviene ancora nel negozio fisico ma crescono gli shopper online, soprattutto tra i Millennial.

 

«Anche nel 2017 viaggi e turismo sono la grande opportunità di crescita per il lusso - commenta Patrizia Arienti, Emea Fashion & Luxury Leader di Deloitte -. Quasi la metà degli acquisti in beni di lusso sono effettuati da consumatori in viaggio, sia in store esteri (31%), sia in aeroporto (16%). Il dato cresce fino al 60% tra i consumatori dei Paesi emergenti, che in genere non hanno accesso alla stessa gamma di prodotti e brand che operano in mercati maggiormente consolidati nel settore Fashion & Luxury: la prima leva d’acquisto resta la qualità del prodotto, con una crescente attenzione all’artigianalità».

 

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