Vendite

Russia: i buyer riducono i budget fino al 15%. E forse Prada rivede le sue strategie distributive

Tensioni geo-politiche e svalutazione del rublo pesano sul mercato della moda in Russia (e di riflesso anche in Italia). I buyer dell’ex Urss si muovono con circospezione, perché è difficile prevedere cosa accadrà in futuro. E forse Prada torna a pensare a una partnership con un retailer locale.

 

A Milano - così come nelle più importanti città e località turistiche italiane - negozianti, ma pure albergatori e ristoratori, lamentano una flessione delle presenze dei russi. Per quanto riguarda gli acquisti di abbigliamento e accessori si parla nel capoluogo lombardo di una contrazione della spesa, a seconda dei marchi, tra il 23% e il 50%.

 

«Che i russi viaggino meno all’estero è fuori discussione. Per nostra fortuna, continuano a comprare lo stato di incertezza si ripercuote sulle vendite. Chiudiamo questa primavera-estate con un sell out in crescita del 4-5%, contro una previsione del +15-18%. I nostri budget per la prossima stagione calda saranno nel complesso stabili», commenta Mikhail Kusnirovich, patron del gruppo Bosco di Ciliegi a Mosca, a cui fanno capo anche i grandi magazzini Gum, intervenuto con la moglie Ekaterina Moiseeva alla recente sfilata Prada.  

 

Una presenza inaspettata, visto che il gruppo milanese-aretino, dopo aver troncato con Mercury Group, ha deciso di approcciare il mercato senza intermediari, inaugurando a Mosca tre punti vendita a gestione diretta. Alla domanda su una possibile partnership, Kusnirovich ha risposto: «Le forme di collaborazione possono essere tante».  

 

A fronte delle difficoltà di vendita, i retailer russi stanno rivedendo le loro strategie. Si dice che in molti stiano selezionando i marchi in base al venduto prima dei saldi, che deve superare il 60%. E complessivamente pare che gli ordini per la primavera-estate 2015 subiranno una riduzione del 15%.

 

«Per anni la Russia è stata sovrastimata e ha coperto i buchi creati dagli altri mercati, ma adesso è arrivato il momento della concretezza - spiega Sergio Pea, amministratore delegato di Ifd, agenzia e società di distribuzione -. Credo che le ristrutturazioni in corso da parte dei retailer siano un segno di maturità e noi dobbiamo essere molto professionali per supportarli al meglio».

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