Agli Stati Generali del settore

La pelletteria italiana al top in Europa, ma occorre favorire la crescita dimensionale delle aziende

La pelletteria italiana è prima nel settore in Europa per numero di addetti e il saldo commerciale della filiera è il più alto tra i principali settori manufatturieri. Ma un fattore importante, in un contesto molto frammentato, è la dimensione aziendale, condizione necessaria per la sostenibilità economica. Se ne è parlato ieri, 18 ottobre, a Firenze in occasione degli Stati Generali della Pelletteria Italiana, dove si è discusso di formazione, innovazione digitale, trasparenza e tracciabilità della supply chain.

Voluto e promosso da Assopellettieri e organizzato in co-promozione con il Comune di Firenze, il convegno annuale, alla sua terza edizione, ha visto sotto la lente una serie di tematiche cruciali per il comparto, corroborate da uno studio dedicato al settore realizzato dall’associazione insieme a The European House-Ambrosetti.

Imprescindibile per guardare al futuro con serenità, ha spiegato Franco Gabbrielli, presidente di Assopellettieri, è un proficuo dialogo con le istituzioni governative «che devono fare la loro parte supportandoci con una politica industriale strutturata che tuteli chi fa impresa».

Per Andrea Calistri, vicepresidente di Assopellettieri con delega al distretto toscano, la mission in questo momento è tutelare la filiera, un «sistema a rete d’impresa dalla struttura peculiare che tutto il mondo riconosce. La sfida che dobbiamo affrontare è quella del passaggio generazionale: è necessario dare nuova linfa al settore attraverso i giovani che vanno formati e portati a riscoprire questo meraviglioso mestiere».

Matteo De Rosa, ceo di Lvmh Métiers d’Art, ha ribadito l’importanza della filiera, ponendo l’accento su un tema cruciale: «Non è più sufficiente il savoir- faire, la creatività, la qualità del prodotto e la ricerca della perfezione per emergere, ma i grandi gruppi sono alla ricerca di imprese che vogliano crescere e abbiano la maturità di poterlo fare guardando al futuro».

Proprio la crescita aziendale è al centro dello studio realizzato da Assopellettieri con The European House-Ambrosetti, guidato da un advisory board composto da dieci rappresentanti di brand, dodici aziende di pelletteria e dai rappresentanti delle aziende sponsor quali Unic, Intesa San Paolo, Gi Group e Mirta. Uno studio che ha permesso di individuare una serie di aree di azione su cui intervenire.

Come ha raccontato Flavio Sciuccati, Senior Partner-Director of the Global Fashion Unit, The European House-Ambrosetti e curatore dello studio, la pelletteria è in forte espansione a livello mondiale nonostante il periodo di crisi e si prevede che continuerà a crescere a un ritmo del 6,5% annuo. Per la maggior parte dei brand del lusso è la categoria più importante a livello di vendite.

«In questo quadro – ha puntualizzato - l’Italia rappresenta il primo Paese in Europa per addetti e il saldo commerciale della filiera è il più alto tra i principali settori manufatturieri. La struttura del comparto tradizionalmente molto frammentata (5mila imprese con una dimensione media inferiore ai 10 addetti) è oggi in trasformazione e sta andando verso una lenta crescita dimensionale. Il numero di aziende di capitali e quello degli addetti sono in aumento del 15%. Un cambiamento necessario per far fronte alle maggiori sfide di compliance e sostenibilità e parallelamente di miglioramento e innovazione dei processi interni».

La dimensione aziendale, insomma, è la condizione necessaria per la sostenibilità economica, perché, ha sottolineato, «le aziende capofila (quelle di medie dimensioni), godono di marginalità migliore, trainando anche le micro-aziende che sono parte del loro network».

Per questo è strategico sollecitare il governo e le istituzioni affinché favoriscano la crescita dimensionale delle realtà imprenditoriali attraverso aggregazioni, tramite incentivi fiscali e favorendo la tenuta delle imprese (in particolare le Pmi) in momenti di difficoltà, promuovendo il sostegno da parte degli istituti di credito e la collaborazione tra istituti di credito e grandi marchi.

Importante inoltre l'aiuto istituzionale alla competitività del settore, incrementando il presidio e il controllo della legalità e sostenendo la vocazione internazionale dei distretti della pelletteria, attraverso il rafforzamento delle infrastrutture per il trasporto di persone e merci.

In un simile scenario l’attrazione della forza lavoro è un aspetto sfidante: «Solo in Toscana si prevedono 2.550 nuovi inserimenti, il 56% dei quali è considerato difficile in parte a causa dalla mancanza di candidati, in parte per la preparazione inadeguata», ha dichiarato Sciuccati.

Ad Assopellettieri è affidato dunque il compito di affrontare questo aspetto, con la proposta di attivare, con il supporto delle istituzioni, un piano di comunicazione per favorire la cultura d’impresa e attrarre i giovani verso la manifattura.

Tra le proposte emerse dallo studio c’è anche quella di puntare su uno storytelling in grado di valorizzare il settore, che metta in evidenza la sostenibilità del comparto, favorisca le relazioni tra monte e valle della filiera. Importante inoltre mettere a punto un piano di formazione, grazie a iniziative mirate e dare valenza sistemica all’offerta formativa.

Tra i temi di cui si è discusso nell’ambito delle tavole rotonde svoltesi nella giornata ci sono quelli della trasparenza, della tracciabilità della filiera produttiva, della trasformazione digitale e dell’innovazione tecnologica a supporto dell’internazionalizzazione.

Si è discusso anche di supply chain della pelletteria: una riflessione sui nuovi modelli di business e sulla loro sostenibilità economica.

c.me.
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