TRA LE NOVITÀ LA CAPSULE ZANONE LA TIGRE

Marco Bernardini (Slowear): «Nel 2023 la crescita continuerà e un traguardo sarà diventare B-Corp»

Il Gruppo Slowear doppiamente protagonista durante il fashion month dedicato alla moda maschile. Dopo la trasferta a Pitti Uomo con un focus sul denim della Incotex Blue Division, l’azienda non ha mancato l’appuntamento con Milano Moda Uomo, dove ha presentato nella showroom a due passi dall’Arco della Pace le novità FW 23/24 dei suoi quattro marchi: oltre a Incotex (specializzato nei pantaloni dal 1951), Zanone (che dal 1986 è sinonimo di maglieria), Montedoro (capispalla dal 1958) e Glanshirt (camicie dal 1960).

Se Incotex rinnova le vestibilità, affiancando alle silhouette slim i fit balloon, carrot, tapered e loose, puntando anche sui modelli senza cuciture, per Zanone la novità di spicco è la capsule Zanone La Tigre (nella foto sotto): nove pezzi unici che, avvalendosi della collaborazione con lo studio di graphic design milanese, rileggono l’heritage del brand, ispirandosi ai movimenti creativi del 20esimo secolo a partire dal Bauhaus e applicando alle maglie motivi geometrici. Pregiati i materiali (dalle lane merinos alle cardate) e curate le lavorazioni, dagli jacquard a più colori agli intarsi all over e piazzati.



In showroom, accanto ai modelli Montedoro i disegni originali realizzati da Walter Albini per la field jacket - un caposaldo della collezione arricchito da dettagli sartoriali, stoffe e imbottiture altamente performanti -, accanto a proposte di stampo sartoriale e bluse dall’animo casual.

Quanto alle camicie di Glanshirt, protagonista della FW 23/24 è l’overshirt, versatile e con uno spirito casual. Tra i materiali la pole position spetta a velluti, lane e cotoni.

Il ceo Marco Bernardini tira le fila di un 2022 archiviato con un aumento dei ricavi oltre il +20%, realizzati per il 30-35% in Italia e per il resto all’estero (prevalentemente in Europa, Giappone e Usa), tramite i canali sia retail, sinonimo di una trentina di punti vendita, che wholesale, dove l’azienda conta circa 400 clienti: un anno che tra i momenti clou ha visto le aperture del flagship Slowear LaFayette, 200 metri quadri nel distretto di SoHo di New York, e di un corner in Rinascente a Roma.

«A parità di perimetro siamo tornati ai dati del 2019 - afferma Bernardini -. Per l’anno in corso contiamo di confermare l’incremento del 2022, basandoci sulla completezza e abbinabilità delle proposte dei nostri quattro marchi e ascoltando approfonditamente i consumatori. I più fedeli hanno accesso al nostro Slowear Club, accedendo a diversi premi».

Il digitale «lo viviamo come una piattaforma totalmente integrata con le boutique reali, in nome di un'esperienza d'acquisto completa, grazie a un range di servizi omnicanale. Tra i più apprezzati la possibilità di fissare tramite l'online appuntamenti privati con i venditori nei monomarca fisici».

«Pur in presenza di una oggettiva complessità del mercato - precisa il ceo - siamo convinti che la nostra strategia vada nella direzione giusta, mettendo qualità, coerenza e servizio al centro. Nel 2023 vorremmo consolidare l’efficienza del network retail, senza mettere in secondo piano il wholesale e facendo passi graduali, come è sempre stato».

C'è un progetto a cui Bernardini tiene particolarmente, legato alla sostenibilità: «Dopo essere diventati una Società Benefit a maggio, nell’ottica di una modifica culturale prima ancora che aziendale puntiamo alla certificazione B-Corp, in sintonia con l'eredità che ci ha lasciato Roberto Compagno (fondatore di Slowear, scomparso a 62 anni nel settembre 2021, ndr). Molto avanti sui tempi, Compagno aveva capito l'importanza dello “slowear”, l'esatto contrario di una moda usa e getta. Questa certificazione, che dovremmo ottenere tra il 2023 e il 2024, sarà un’ulteriore prova della serietà che ci guida da sempre».

a.b.
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