AL VIA La CAPSULE ECO-PROJECT CON LA MARTINA

Giano punta a un +30% di ricavi per il 2023

Dopo aver chiuso il 2022 con un fatturato comprensivo delle licenze superiore ai 15 milioni di euro, di cui il 65% dalle esportazioni soprattutto in Europa, Giano punta a incrementare le vendite del 30% nel 2023.

Nata più di 70 anni fa a Torre San Patrizio, nelle Marche, l’azienda calzaturiera - che ha al proprio attivo l’accordo di licenza con Harmont & Blaine, la joint venture con Woolrich per le scarpe ed è partner di lunga data di La Martina - sta rafforzando mercati chiave, come l’Italia e la Germania, dove il core business La Martina è giù presente e riconosciuto, grazie alla rete vendita di agenti e distributori forniti da Giano. In primo piano anche l’espansione verso Asia e Usa.

L'anno che si avvicina sarà inoltre all'insegna dell'apertura a ulteriori collaborazioni e partnership, «valutando anche progetti alternativi, che siano coerenti con il nostro mindset – precisa Enrico Paniccià (nella foto), a.d. e membro della terza generazione della famiglia – e che possano portare un incremento del business».

Un progetto prossimo al decollo è la capsule di sneaker sostenibili Eco Project: inserita nella main collection SS23 di La Martina, utilizza fodere in nylon riciclato, camoscio ecologico e occhielli derivanti dal riciclo dello scarto delle mele. Le calzature di questa limited edition sono dunque amiche dell’ambiente, mantenendo al tempo stesso i dettagli che contraddistinguono il marchio, dalle cuciture a mano ai loghi impressi a caldo.

«Collaboriamo con La Martina dal 2006 - spiega Paniccià - e abbiamo aspettative molto alte su questa iniziativa».

La capsule viene definita dall’a.d. «un piccolo esordio, per contribuire a lasciare ai nostri figli un pianeta migliore di quello che hanno trovato». La società marchigiana è da sempre impegnata, tra l’altro, nella tutela del territorio e nell’attenzione alle tematiche sociali, «con il fine di condividere gran parte del benessere che riusciamo a raggiungere partendo dai giovani e, in particolare, dalle scuole».

L’età media dei circa 35 dipendenti (ma con l’indotto si sale a 200 lavoratori) è inferiore ai 40 anni e proseguono gli investimenti per inserire persone dedicate alla customizzazione del brand e formare nuove risorse, soprattutto nelle aree operation, marketing e commerciale.

Attento infine il controllo della filiera produttiva: «Riteniamo che oggi la differenza la facciano due fattori - conclude Paniccià -. Da un lato un prodotto in grado di distinguersi dagli altri (e noi siamo forti nella progettazione e nello sviluppo, nella produzione di qualità e nella distribuzione efficace); dall’altro, un servizio al cliente unico e professionale».

A cura della redazione
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