ALLARME CORONAVIRUS

Nike chiude metà dei suoi negozi in Cina: «Impatto significativo sul business»

Nike ha reso noto di aver chiuso temporaneamente metà dei suoi punti vendita in Cina, causa coronavirus, affermando che il diffondersi del virus avrà un «impatto significativo» sulle sue attività nel Paese del Dragone.

La società di Beaverton (Oregon) ha precisato che anche gli store rimasti aperti stanno funzionando a orario ridotto, data la diminuzione del traffico.

«I nostri pensieri sono rivolti innanzitutto alle persone colpite e restiamo concentrati sulla salute e sulla sicurezza dei nostri compagni di squadra e dei nostri partner - ha dichiarato il nuovo amministratore delegato John J. Donahoe, insediatosi a gennaio -. Nonostante questa difficile situazione, le opportunità a lungo termine di continuare a servire i consumatori della Greater China per Nike rimangono estremamente forti».

Quest’area rappresenta uno dei mercati chiave per il colosso Usa di articoli sportivi, con ricavi nel 2019 pari a 6,2 miliardi di dollari, quasi triplicati dai 2,6 miliardi di cinque anni fa: performance in forte crescita che hanno contribuito a sopperire al rallentamento delle vendite del brand in Nord America.

Non è chiaro se questa impasse sanitaria, che ha finora causato la morte di 492 persone in totale e infettato oltre 20mila cittadini in Cina Continentale, andrà a inficiare anche la produzione, visto che Nike realizza il 23% del footwear e il 27% dell’apparel proprio nell’ex Celeste Impero.

«Questa situazione – hanno sottolineato i vertici – non era contemplata quando abbiamo fornito la guidance sui risultati del terzo trimestre, in occasione della comunicazione dei dati relativi al secondo quarter. Le dinamiche continuano a evolvere e noi, a seconda di come cambieranno, daremo aggiornamenti sugli impatti  operativi e finanziari nella nostra call sul bilancio del terzo trimestre».
(nella foto, la Nike Air Max 2090).

a.t.
stats