all'assemblea annuale degli azionisti

Pablo Isla: «Ancora più green e digitale, ecco il futuro di Inditex»

Entro il 2025 il 100% del cotone, del lino e del poliestere usati da Inditex sarà organico, sostenibile o riciclato. Ancora prima, non più tardi del 2020, l'impegno del retailer è quello di eliminare completamente i sacchetti di plastica, materiale che nel 2023 sparirà dai negozi nella versione usa e getta.

Questi sono solo alcuni obiettivi illustrati da Pablo Isla durante il general meeting annuale del player iberico, in cui è stato ufficializzato il passaggio di testimone al chief operating officer Carlos Crespo per quanto riguarda la carica di ceo, mentre Isla mantiene quella di presidente esecutivo. L'assemblea ha inoltre stabilito la creazione di un nuovo Sustainability Committee all'interno del board.

«La sostenibilità è un impegno che non finisce mai e che coinvolge tutti i dipendenti di Inditex, ma anche e sempre di più i nostri fornitori», ha commentato Isla, anticipando anche che prima della fine del 2019 tutti gli uffici e stabilimenti saranno in linea con i più alti standard green e lo stesso avverrà per il 100% degli store a insegna Zara, con un anno di anticipo rispetto ai tempi previsti. Il resto dei brand di Inditex adeguerà i propri punti vendita alle nuove regole nel 2020.

Si sviluppa velocemente la label di eccellenza Join Life, che indica capi realizzati con materiali più sostenibili della media: si parlava di 136 milioni di indumenti nel 2018 (+85%), con un ulteriore incremento a tripla cifra alta (+110%) nel 2019, mentre l'anno prossimo un articolo su quattro sarà contraddistinto da questa etichetta.

Un altro tema decisamente caldo per l'azienda di Arteixo, nei pressi di La Coruña, è la trasformazione digitale, in cui Inditex ha investito negli ultimi sei anni oltre 9 miliardi di euro, di cui più di 2 miliardi per introdurre tecnologie volte a rafforzare la customer experience.

Negli ultimi sei anni sono stati aperti 3.364 store e 2.374 hanno subito una ristrutturazione, senza contare gli ampliamenti e accorpamenti di negozi più piccoli: il tutto in un'ottica omnichannel.

Intanto la piattaforma zara.com/ww si è estesa a 106 Paesi dove non sono presenti spazi fisici, in modo che ora le collezioni Zara possono essere comprate in più di 200 mercati. Le aree presidiate dai brand Massimo Dutti, Zara Home, Uterqüe, Pull&Bear e Stradivarius hanno superato il centinaio. L'obiettivo è coprire l'intero pianeta con tutti i marchi entro il 2020.

Isla ha insistito sul "solid model" del gruppo, che ha portato il fatturato a salire del 56% in cinque anni.

Ha poi spostato il focus sui dipendenti, in totale oltre 174mila di 154 nazionalità, a cui sono stati pagati 619 milioni di euro in bonus e remunerazioni variabili dagli utili 2018, oltre alla base salariale, portando la remunerazione complessiva a 4,14 miliardi di euro.

Ulteriori 32 milioni sono stati distribuiti all'interno del secondo ciclo del piano straordinario di profit sharing del 2017/2018, destinato lo scorso aprile a circa 92mila persone in forze presso Inditex da almeno due anni al 31 marzo scorso.

Complessivamente, la società ha elargito 152 milioni di euro, spalmati su quattro anni, nel contesto di questa iniziativa.

Nel 2019 è stato introdotto un nuovo piano a favore dei dipendenti, legato alla crescita delle vendite nei singoli store oppure alla profittabilità, nel caso di personale impiegato nei dipartimenti della logistica e dei servizi centrali.

Durante l'assemblea sono stati ratificati i risultati finanziari del 2018, che vedono il gruppo fondato da Amancio Ortega a quota 26,14 miliardi di ricavi, in crescita in tutte le aree, con le vendite online arrivate al 12% del totale, grazie a un incremento del 27%. L'utile netto è stato pari a 3,44 miliardi di euro.

Risultati che consentono a Inditex di pagare un dividendo di 0,88 euro per azione, +17% anno su anno e +83% nei cinque anni.


a.b.
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