anniversari

Giorgio Armani compie 83 anni

Oggi, 11 luglio, Giorgio Armani compie 83 anni senza cedimenti: alle recenti sfilate di Parigi, e ancor di più a quelle milanesi, le sue collezioni sono state tra le più applaudite. La successione? C'è chi scommette che sia pronto al ritiro, ma lui si limita a dire che «è tutto sotto controllo».

 

In realtà, come ha dichiarato in una recente intervista realizzata da Angelo Flaccavento per il supplemento "How to spend it" del Financial Times, Re Giorgio è ancora pienamente attivo in azienda e le decisioni le prende lui, pur essendo circondato da collaboratori cui dà piena fiducia.

 

Il suo iter è noto a gran parte degli addetti ai lavori e non solo: la nascita a Piacenza, i primi passi nella moda come buyer per La Rinascente, la fondazione della sua azienda nel 1975, l'accelerazione nella brand extension a partire dagli anni Ottanta, il legame con il mondo del cinema, dello spettacolo e dello sport, l'escalation distributiva e, non ultima, l'attività di mecenate di giovani talenti, ospitati nel suo quartier generale durante le fashion week.

 

A capo di un impero da 2,65 miliardi di euro di ricavi - che spazia dalla moda al design, fino al real estate -, con una fortuna personale che secondo Forbes è di poco inferiore ai 7 miliardi di dollari, Armani sa ancora sorprendere: durante Milano Moda Uomo di giugno, secondo Blogmeter, il suo brand è stato quello che ha messo a segno più interazioni su Instagram (1,9 milioni), battendo nomi come Versace e Philipp Plein, grazie anche alla scelta del cantante Shawn Mendes come special guest e testimonial del nuovo smartwatch di Emporio Armani.

 

Una mossa azzeccata di marketing, anche se la strategia davvero vincente è una sola: essere se stesso, oltre le mode del momento, al di sopra delle provocazioni e dell'esibizionismo. Innovare, ma all'interno di un perimetro ben definito, che lo distingue da tutti gli altri.

 

Il 2017 è un anno sfidante anche per Giorgio Armani: a gennaio ha dichiarato che nel 2016 il fatturato della sua azienda è leggermente calato (intorno al -5%) e a febbraio è stata annunciata una riorganizzazione, sfociata in un accorpamento delle linee Armani Jeans e Armani Collezioni all'interno di Emporio Armani, «che sarà proprio un emporio, un concentrato di idee, come l'ho pensato fin dall'inizio». «Niente di drammatico - ha precisato -. Ci stiamo adeguando ai tempi e alle richieste del mercato».

 

Anche sui cambiamenti in atto a livello distributivo ha le idee chiare: «Stiamo assistendo a una rivoluzione copernicana a partire dai punti vendita, che si devono reinventare, accantonando l'immagine algida e distaccata, stile boutique-mausoleo».

 

Lui nel mausoleo, o meglio nella torre d'avorio, non ci vuole proprio stare e lo dimostra sia con i fatti - per esempio il convinto sostegno agli emergenti internazionali - che con le parole: le sue dichiarazioni a margine dei fashion show non sono mai di maniera ma rivelano una partecipazione appassionata, lucida e, quando occorre, critica a quanto succede intorno a lui, non necessariamente nel mondo della moda.

 

Per questo c'è chi lo vorrebbe in politica e chi lo candiderebbe a senatore a vita, anche se ad Armani sembra che tuttora piaccia proprio quello che sta facendo, il designer e l'imprenditore. Cosa non da poco, viste le 83 primavere.

 

Il ritiro? Alcuni sostengono che è imminente ma lui getta acqua sul fuoco, sottolineando che «a tempo debito i piani verranno svelati».

 

Intanto si è portato avanti, dando vita a una Fondazione (di cui fanno parte anche Pantaleo Dell'Orco e Irving Bellotti, banker di Rothschild), il cui obiettivo è utilizzare gli utili per far crescere l'azienda e svilupparne i marchi, in un'ottica di evoluzione sostenibile e senza clamori, come è nello stile del fondatore (nella foto, Armani al termine della sfilata Giorgio Armani Privé della settimana scorsa).

 

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