botta e risposta su Instagram

Stefano Gabbana contro tutti: polemica social con Miley Cyrus e Tim Blanks

Appena conclusa la sfilata di Dolce&Gabbana subito si è scatenata la solita, immancabile polemica sui social. Protagonista Stefano Gabbana, protagonista su Instagram di una doppia lite, con la cantante Miley Cyrus e con il giornalista Tim Blanks.

 

A riscuotere più clamore sui media è stato il botta e risposta con la cantante americana, che in un post di congratulazioni per il debutto del fratello Braison sulle passerelle di Milano come modello per Dolce&Gabbana ha tenuto a precisare di non condividere le idee politiche di Domenico Dolce e Stafano Gabbana.

 

Il riferimento è probabilmente alla posizione dei due stilisti sulle adozioni gay, sulla loro presunta vicinanza alla famiglia Trump (in particolare alla First Lady, Melania Trump) e anche l’uso di pellicce nelle collezioni.

 

A Stefano Gabbana queste parole non sono proprio andate giù, e nonostante Miley Cyrus si fosse anche complimentata per il sostegno della maison ai giovani le ha riposto per le rime.

 

«Noi siamo italiani e della politica non ci interessiamo, di quella americana ancora meno!!! - ha scritto -. Facciamo abiti e se tu pensi di fare politica con un post sei semplicemente un'ignorante. Non abbiamo bisogno dei tuoi post e dei tuoi commenti. La prossima volta ignoraci x favore!!».

 

Ma la sfilata di sabato 17 giugno non si è limitata a scatenare le frecciate tra la popstar e lo stilista. Oggi sull'account personale di Stefano (sempre molto attivo e seguito sui social) è comparso un altro post al vetriolo, in seguito a un articolo poco favorevole nei confronti del fashion show scritto dal giornalista Tim Blanks su Bof.

 

«Questo articolo è così stupido», posta Stefano Riferendosi alle review di Blanks che critica l'eccessiva ripetitività del marchio. «Incredibile - prosegue - come ci sia ancora chi non capisce che le giovani generazioni (ancora una volta protagoniste della sfilata, ndr) siano il futuro. Penso che Bof abbia bisogno di cambiare alcuni dei suoi giornalisti».

 

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