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Pilotti (Assocalzaturifici): «Segnali di ripresa, ma c'è ancora cautela»

Un 2016 in chiaroscuro e un 2017 che parte all'insegna della stabilità e di un cauto ottimismo, trainato dall'export: questo il quadro dell'industria italiana della calzatura, tracciato ieri (27 giugno) da Annalisa Pilotti (nella foto) in occasione dell'assemblea annuale di Assocalzaturifici, alla Liuc-Università Carlo Cattaneo di Castellanza (Varese). L'etichettatura obbligatoria, i trattati di libero scambio e le chance di Confindustria Moda tra i temi affrontati dalla presidente dell'associazione.

 

Come ha sottolineato Pilotti, un dato per tutti - il +13% messo a segno dalle esportazioni del settore nel solo mese di marzo - è illuminante sull'importanza dei mercati stranieri per il comparto. Se si considera il primo trimestre dell'anno in corso, si parla di incrementi vicini al +5% in valore e al +2% in quantità.

 

«I volumi si riportano ai livelli di due anni fa - ha detto l'imprenditrice - che comunque non erano esaltanti. Dal punto di vista del valore conseguono invece un record».

 

«Nel 2016 - ha proseguito - la domanda interna è rimasta al palo, dopo otto anni di contrazioni, ma le aziende sono riuscite a limitare a un -1,9% in volume la flessione dei livelli produttivi, consolidando parallelamente con un +2,6% (a quota 8,9 miliardi di euro) le vendite oltreconfine e con un +1,3% l'attivo del saldo».

 

Da notare l'inversione di tendenza dell'area Csi, con un +13% in volume: un recupero significativo «e tuttavia - ha messo in guardia Annalisa Pilotti - non dobbiamo dimenticare che siamo ancora sotto i livelli di quattro anni fa, intorno al 40% in quantità e al 50% in valore».

 

La numero uno di Assocalzaturifici ha ribadito, a tale proposito, l'opposizione alle sanzioni introdotte dall'Ue nei confronti della Russia, rinnovate per ulteriori sei mesi. Ha definito «scellerato» questo provvedimento, «che penalizza il made in Italy e sta mettendo in crisi i rapporti commerciali con Mosca».

 

Da qui Pilotti ha allargato il focus stilando un elenco delle priorità dell'associazione, che lei presiede da due anni. «Al primo posto - ha ricordato - c'è la questione del made in e dell'etichettatura obbligatoria, un traguardo che intendiamo raggiungere al più presto, avendo attivato già dallo scorso anno un desk presso la delegazione di Confindustria a Bruxelles.

 

La presidente non ha usato mezzi termini: «Senza una politica industriale che sostenga il settore, non so per quanto tempo ancora la filiera potrà resistere».

 

«In Italia - ha puntualizzato - si concentra più di un terzo della produzione europea di scarpe in volume e oltre la metà in valore, senza contare che è la piattaforma manifatturiera di tutti i più grandi nomi della moda mondiale. Una storia di successo, che rischia di avere seri contraccolpi dalle attuali condizioni di competitività».

 

Non bisogna poi abbassare la guardia sul riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato (Mes) sempre da parte dell'Ue: «Noi e Confindustria siamo contrari, perché il conferimento del Mes a questo Paese avrebbe un impatto immediato sull'efficacia dei nostri strumenti di difesa commerciale».

Il Parlamento europeo ha approvato una serie di emendamenti contro la concorrenza sleale delle "nazioni terze", Repubblica Popolare in primis, con la prospettiva di un voto a luglio sul testo definitivo: «Auspichiamo che si vada avanti in questa direzione».

 

A proposito dei provvedimenti relativi al libero scambio, Assocalzaturifici è favorevole al Ttip, il trattato che eliminerebbe gli ostacoli commerciali con gli Usa, ma si sa che al momento i negoziati sono fermi.

 

Invece l'introduzione del Ceta in Canada potrebbe eliminare da subito i dazi all'export (attualmente al 18%). Dopo anni di immobilismo, qualcosa sembra muoversi nei rapporti con il Giappone, dove le calzature made in Italy sono frenate da dazi e barriere non tariffarie. «La speranza - ha affermato Pilotti - è che si giunga a uno sblocco della situazione entro l'anno». Infine, l'America Latina, con la chiusura di mercati potenzialmente interessanti come il Brasile, ma la prospettiva che qualcosa cambi nel prossimo futuro.

 

Una parola ricorrente nell'intervento di Annalisa Pilotti è stata "sinergia", con la richiesta al Mise e all'Ice di continuare a finanziare i progetti di espansione delle aziende all'estero, «considerato anche il fatto che il piano promozionale triennale per il potenziamento dei grandi eventi fieristici ha rappresentato un punto di svolta». Forte anche la volontà di potenziare il legame con il mondo del fashion.

 

Un passo significativo in questo senso è la creazione di Confindustria Moda: presentata lo scorso 28 marzo e presieduta da Claudio Marenzi, è la nuova federazione della moda, del tessile e dell'accessorio, in grado di dare voce a oltre 67mila imprese con un fatturato di più di 88 miliardi di euro e 580mila lavoratori: «Un volano per aumentare la rappresentatività di Assocalzaturifici, che pure manterrà la propria identità, presso le istituzioni e garantire più servizi agli associati».

 

Per sottolineare la volontà di fare sistema sotto l'ombrello di questa nuova realtà, il capoluogo lombardo ospiterà a settembre quella che è stata battezzata come "super fashion week", in cui il salone TheMicam si collocherà dal 17 al 20 settembre a Fiera Milano Rho, con l'ultimo giorno in sovrapposizione con le sfilate e la presenza di griffe di spicco del made in Italy e non solo.

 

Business, ma anche beneficenza: Assocalzaturifici sta lanciando un progetto charity, "Anche con i piedi si può dare una mano", che punta a raccogliere le calzature non più adatte alla vendita e donarle alle consorelle di Humana in Africa. La onlus riconoscerà all'associazione un valore economico per le scarpe donate: la somma servirà per contrastare l'abbandono scolastico dei bimbi del Malawi.

 

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