cina e corea in pole position nei 9 mesi

Aeffe: il fatturato cresce, ma l'utile arretra

Il Gruppo Aeffe ha archiviato i nove mesi all'insegna di ricavi consolidati pari a 269 milioni di euro (+1,7% a cambi correnti e +1,4% a cambi costanti), con il prêt-à-porter a quota 200,9 milioni, in lieve decremento (-1%) rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente.

Al contrario, la unit relativa a calzature e pelletteria ha visto, al lordo delle elisioni tra le due divisioni, un +9,1%, pari a 96,7 milioni di euro, grazie principalmente all'andamento del brand Moschino (nella foto la sfilata primavera-estate 2020).

Tra i canali distributivi, il wholesale ha accusato una diminuzione dell'1,8% a cambi costanti, rappresentando quasi il 70% del giro d'affari. Bene il retail (+8,8% sempre a cambi costanti), pari al 26,6% delle vendite.

In flessione del 2% la raccolta ordini per la primavera-estate 2020 rispetto alla primavera-estate di un anno fa, che però «era stata la stagione più significativa in valore assoluto nella storia di Aeffe».

La campagna vendite della primavera-estate prossima, se confrontata con l'autunno-inverno 2019, ha evidenziato un +7%.

Dando uno sguardo ai mercati il tasto dolente è l'Italia, che arretra del 2,9% a 125,2 milioni di euro: un'impasse direttamente imputabile alla debolezza del wholesale, controbilanciata dalla performance soddisfacente del retail.

Attualmente il nostro Paese contribuisce per il 46,5% ai ricavi consolidati, un'incidenza che si riduce al 37%, se non si considera l'effetto delle vendite alla clientela straniera effettuate nella Penisola.

In leggero aumento a tassi di cambio costanti (+2%) l'Europa, che incide sul sell out nell'ordine del 23,2%.

67,5 milioni di euro, ossia il 25,1% del giro d'affari, è la cifra relativa ad Asia e Resto del Mondo, in progress del 9,9% a cambi costanti, grazie all'andamento della Greater China e della Corea, che hanno messo a segno rispettivamente un +8% e un +35%.

Praticamente stazionaria (+0,4% a cambi costanti) l'America, con un'incidenza sul turnover del 5,2%. 

L'ebitda consolidato, al netto dell'effetto Ifrs 16, è stato di 33,8 milioni di euro (12,6% dei ricavi) dai precedenti 37,1 milioni (-9%), con una discesa da 26 a 22,1 milioni per la divisione prêt-à-porter. In leggera crescita l'ebitda di calzature e pelletteria.

Tra i fattori che hanno inciso sul risultato il potenziamento delle divisioni R&D, produzione e marketing, oltre a maggiori costi relativi a figure professionali ritenute strategiche.

L'ebit consolidato, sempre al netto dell'effetto Ifrs 16, si è ridotto da 27,7 a 24,6 milioni di euro. L'utile netto dopo le imposte, infine, ha totalizzato 13,4 milioni di euro, dai passati 16,1 milioni, per effetto principalmente del calo della marginalità.

Il patrimonio netto del gruppo al 30 settembre scorso è di 173,6 milioni di euro, con un indebitamento di 42,2 milioni al netto dell'effetto Ifrs 16, rispetto all'indebitamento di 39,1 milioni del 30 settembre 2018.

«In un contesto di mercato incerto - commenta il presidente esecutivo di Aeffe, Massimo Ferretti - caratterizzato da turbolenze su mercati per noi significativi, valutiamo positivamente i risultati dei primi nove mesi e riteniamo che il piano di investimenti intrapresi a partire dallo scorso anno nelle aree della ricerca e dello sviluppo, ma anche della produzione e del marketing, contibuiranno a un rafforzamento del posizionamento strategico dei nostri brand a livello internazionale».

a.b.
stats