colossi a stelle e strisce

Under Armour: piani ambiziosi in Italia con Oberalp

Siglata oggi (18 maggio) a Bolzano una partnership distributiva tra il colosso americano dell'activewear Under Armour e il gruppo Oberalp (Salewa e Dynafit tra i marchi di proprietà) che prende il via nel 2017, con scadenza nel 2023. Tra i piani 20 negozi diretti, tra i centri commerciali e le maggiori strade italiane dello shopping.

 

I progetti del brand di Baltimora, che punta a diventare il numero tre al mondo dopo Nike e adidas, sono stati annunciati nella sede di Oberalp dall'a.d. Massimo Baratto e dal vice president & managing director Europe di Under Armour, Chris Bate.

 

L'obiettivo è portare l'Italia ad avere un peso sul fatturato europeo dal 4% all'8%, passando dagli attuali 15 milioni di euro di ricavi a 100 milioni nel 2023.

 

In parallelo con l'espansione distributiva, con un focus anche sul wholesale in punti vendita selezionati, Oberalp (Speedo, Fischer e Rip Curl tra le altre label in licenza) intende incrementare la brand awareness su Under Armour, oggi pari al 3% circa in Italia, facendo leva su advertising, eventi, sponsorizzazioni, digital e l'ingaggio di testimonial, per un investimento di 50 milioni di euro in sette anni.

 

Tra i segmenti più coinvolti dallo sviluppo sul nostro territorio spiccano il training e il running e si intravede un grande potenziale sia per le linee donna, che per quelle dedicate ai giovani da 7 a 12 anni .

 

Per quanto riguarda l'Europa, Under Armour sta preparando una nuova sede ad Amsterdam, vicino al vecchio stadio olimpico, in uno spazio prima occupato dalla casa automobilistica Citroën, che dovrebbe essere completato nel 2017.

 

Probabile che nello stesso anno apra, sempre ad Amsterdam, il primo flagship store europeo. Una delle possibili tappe italiane potrebbe invece essere Milano.


A oggi i mercati esteri rappresentano solo l'11% del turnover totale di Under Armour, società quotata a New York, che nel 2015 ha raggiunto i 3,96 miliardi di dollari di vendite (+28,5% sul 2014). Il target per il 2016 è arrivare a 5 miliardi, per poi salire a 7,5 nel 2018 e a 11 nel 2020 (di cui 1 miliardo derivante dall'Europa).

 

Fondato nel 1996 da Kevin Plank e da subito apprezzato per la combinazione di performance e design, il marchio a stelle e strisce vanta sei anni di crescita consecutiva dei ricavi, a un ritmo del +20% circa su base trimestrale.

 

Performance superata nel primo quarter del 2016, terminato con un +30% (e un turnover oltre il miliardo di dollari), grazie anche alla linea legata al campione di basket Stephen Curry.

 

La maggior parte dei ricavi è realizzata in Nord America e il canale più importante è il wholesale (67% del turnover). L'abbigliamento rappresenta la parte più corposa del business (71% dei ricavi) e spazia tra sportswear, outdoor e active lifestyle.

 

Ma a correre più forte sono le calzature: +57% nel 2015, contro il +22% dell'apparel. Tra le attività recenti spicca lo sviluppo di una piattaforma digitale  "Connected Fitness", che connette la più grande comunità al mondo in ambito health & fitness. Vi si collegano oltre 170 milioni di persone al giorno, ma Under Armour ha un altro progetto ambizioso: superare i 350 milioni nel 2020.

 

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