Confermato l'interesse di nuovi investitori

Cavalli chiede il concordato preventivo. E negli Usa chiusi tutti i negozi

Come anticipato da fashionmagazine.it, il consiglio di amministrazione di Roberto Cavalli, riunitosi venerdì 29 marzo, ha deciso all'unanimità di presentare al Tribunale di Milano una domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità.

Confermati i contatti fra gli attuali azionisti e alcuni soggetti che hanno manifestato interesse a un «possibile intervento per dotare la società delle risorse necessarie al superamento dell'attuale stato di tensione finanziaria».

Attraverso la domanda di concordato preventivo la società «intende avvalersi di uno strumento giuridico appositamente predisposto dal legislatore, per poter gestire e superare fasi di criticità attraverso procedure ben definite, che potrebbero anche comportare per la società la sospensione di alcune attività in Paesi esteri».

Il Tribunale, nell’esaminare la richiesta, stabilirà il periodo di durata del procedimento, durante il quale la Roberto Cavalli manterrà aperto il confronto con tutti i soggetti e le autorità preposte, per definire i dettagli delle eventuali iniziative da assumere.

Fino all'ultimo Clessidra, che controlla il brand, ha cercato un accordo con i potenziali nuovi acquirenti (negli scorsi mesi si erano interessate al deal realtà come Philipp Plein, Renzo Rosso e il gruppo Usa Blue Star Alliance), che però non è stato trovato.

Attualmente la scelta di un cavaliere bianco appare rimandata alla procedura concorsuale, necessaria per garantire l'azienda e i creditori. E Blue Star Alliance sembra essere l'unico interessato a mettere le mani sulla maison.

Intanto le prime ripercussioni della crisi aziendale si fanno sentire negli Stati Uniti: nel corso del weekend la controllata del marchio in quest'area, la ArtFashion Corp, in crisi di liquidità, ha chiesto l’ammissione alla procedura di Chapter 7 (concordato liquidatorio) e la chiusura immediata delle attività. 

La notizia arriva da wwd.com, che rivela come la sera del 29 marzo siano stati chiusi tutti i punti vendita Cavalli con sede negli States (sette negozi gestiti direttamente, un corner e quattro outlet), dove è stato anche sospeso l’e-commerce. 

Tutti i 93 dipendenti sono stati licenziati, mentre e il ceo della controllata, Salvatore Tramuto, ha rassegnato le dimissioni. Il mercato statunitense rappresenta il 17% dei ricavi consolidati del fashion brand.

Roberto Cavalli aveva chiuso il 2017 con ricavi in calo a 152,4 milioni di euro rispetto ai 155,2 milioni del 2016 e un ebitda negativo per 7,1 milioni, ma in netto miglioramento rispetto ai -26,2 milioni del 2016, e con una perdita netta in riduzione a 33,6 milioni (da 55,2 milioni). 

Pare che il 2018 sia stato archiviato con un aumento dei ricavi a oltre 160 milioni, ma il risultato operativo sarebbe stato negativo per 35 milioni (dai -45 milioni del 2017). 

Intanto oggi, lunedì primo aprile, è previsto uno sciopero alla Roberto Cavalli di Osmannoro, con presidio a Firenze in piazza dell’Unità d’Italia dalle 9.30 (nella foto). I sindacati sono convocati in Regione, a Palazzo Cerretani, per un incontro sulla vertenza all’Unità di crisi.


an.bi.
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