CONFERMATO L’OUTLOOK SULL’ANNO

Puma brilla sui competitor: il terzo trimestre è «il migliore di sempre»

Mentre Adidas deve fare i conti con l’uscita di scena dell’a.d. Kasper Rorsted e con la prospettiva di perdere fino a 250 milioni di euro sul suo utile netto a breve termine in seguito alla scissione del contratto con Kanye West per le sneaker Yeezy, Puma centra risultati più che soddisfacenti nel terzo trimestre di quest’anno.

I ricavi superano i 2,5 miliardi di euro (+16,9% al netto degli effetti valutari), oltre le attese degli analisti di JP Morgan, Jefferies e Ubs, infrangendo per la seconda volta la barriera dei 2 miliardi.

Ottimo l’andamento sia in Emea, che sfiora i 972 milioni di euro progredendo del 18,5%, sia nelle Americhe, dove il fatturato è di quasi 932 milioni e avanza del 18,8%. Anche l’Asia Pacifico, che per altri brand ha mostrato delle falle nel periodo, mantiene un ritmo spedito (+9,8%), totalizzando 450,9 milioni di euro e bilanciando le difficoltà dei primi due trimestri.

Tra le categorie merceologiche il footwear, che vale 1,19 miliardi, archivia il quarter con un +33,2%, mentre l’apparel, con 855 milioni, segna un +9,9%. Tallone d’Achille gli accessori, che arretrano del 10,2% a 306,8 milioni.

Quanto ai canali distributivi, si segnalano il +19,9% del wholesale, a 1,86 miliardi, e il +6,5% del direct-to-consumer, pari a 489,7 milioni. L’e-commerce, in particolare, fa un balzo dell’11,8%. L’utile netto si porta a 146,4 milioni di euro (+1,8%) e l’ebit raggiunge i 258 milioni (+12,6%).

I nove mesi registrano vendite per 6,2 miliardi di euro (+18,2%), con le Americhe a fare da locomotiva (+28,1%), seguite dall’Emea con un +21,4%. In calo del 3,7% l’Asia Pacifico. A livello merceologico il footwear procede a doppia cifra (+24%), così come l’apparel (+14,7%). L’incremento degli accessori è a cifra singola (+8,9%). In ascesa del 16,7% l’utile netto, pari a 352,1 milioni.

«Nonostante le incertezze globali - commenta Bjørn Gulden, ceo da nove anni - il terzo trimestre è stato per noi il migliore di sempre. Questo grazie a diversi fattori, tra cui una catena di fornitura più stabile e un sell-through più dinamico delle attese. Nonostante ci aspettiamo ancora una grande volatilità del mercato nel Q4, confidiamo di poter rispettare il nostro outloook sul fiscal year».

Le previsioni sull’anno indicano una crescita mid-teens, sempre al netto degli effetti valutari, un ebit compreso tra i 600 e i 700 milioni di euro e un utile netto a sua volta in progress, anche se sulla profittabilità non potranno non incidere le pressioni su vari fronti, dai costi dei trasporti a quelli delle materie prime, fino alla crisi in Ucraina e a inefficienze operative ancora legate al Covid-19.

 

 

a.b.
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