Contro-querela del big francese alla Corte del Delaware

Si infiamma la querelle Lvmh-Tiffany e scatta l’offensiva legale di Arnault

Lmvh e Tiffany sempre più ai ferri corti. Dopo la causa intentata dal gioielliere Usa il mese scorso, arriva l’offensiva del big del lusso.

I legali di Bernard Arnault hanno infatti presentato una contro-querela alla Chancery Court del Delaware, con cui Lvmh punta a farsi riconoscere dal giudice l’annullamento del deal da 16 miliardi di dollari per “Material Adverse Effect”.

A cambiare le carte in tavola e a provocare la retromarcia di Lmvh, rinunciando all’acquisto del marchio di gioielleria, sarebbe stata, secondo la holding francese, la cattiva gestione di Tiffany durante la pandemia, con performance «catastrofiche».

In 97 pagine la conglomerata transalpina lancia il suo j’accuse contro la scelta – operata dal gioielliere – di tagliare il capitale e gli investimenti di marketing, indebitarsi e pagare dividendi, generando un quadro decisamente diverso rispetto a quando Lmvh aveva deciso per l’acquisizione.

«La pandemia, i cui effetti sono devastanti e duraturi su Tiffany – riporta una nota – ha irrimediabilmente causato un “material adverse effect”. Questa clausola da sola basterebbe a evitare la chiusura dell’accordo, ma ci sono altri argomenti che rafforzano la posizione di Lmvh».

In primis, si legge, l'esortazione del ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, che ha chiesto di procrastinare il merger a oltre il 6 gennaio 2021, considerata la minaccia da parte degli Usa di dazi aggiuntivi sui prodotti francesi.

Ora la palla passa al giudice, che ha fissato il processo per il 5 gennaio 2021: data in cui si capirà se questo matrimonio s’ha da fare oppure no.

a.t.
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