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La protesta di Malo fa tappa in Montenapoleone

La protesta dei lavoratori di Malo, oggi di proprietà del fondo russo Quadro Capital Partners, fa tappa anche a Milano.

 

Il confronto tra l'azienda di cachemire e i sindacati sul taglio del personale e sul piano industriale, bocciato dai dipendenti, ha portato i dipendenti degli impianti di Campi Bisenzio e Borgonovo Val Tidone (Piacenza) a manifestare in strada, con cartelli e bandiere, davanti al negozio di via Montenapoleone.

 

Nel corso delle recenti assemblee i dipendenti avevano bocciato all’unanimità il piano della dirigenza, che prevede 20 esuberi a Campi Bisenzio e 38 a Borgonovo.

 

Per dire no ai tagli prospettati dalla proprietà è stato indetto un pacchetto di 20 ore di sciopero, che ha portato oggi i lavoratori alla manifestazione nel Quadrilatero della Moda.

 

«Occorrono investimenti ben più forti degli attuali 20 milioni in 18 mesi annunciati - si legge nella nota dei sindacati - che servirebbero a malapena a coprire le perdite dei prossimi esercizi. Ma, purtroppo, apprendiamo che il consiglio di amministrazione non ha ancora deliberato nulla su questi 20 milioni, rimandando ulteriormente la ricapitalizzazione e la possibilità di far ripartire l'azienda.

 

«Ormai - prosegue la nota -  è già fin troppo tardi: una buona parte della collezione è stata pregiudicata per le conseguenze della mancanza di liquidità e non arriverà mai in tempo nei negozi. C'è il rischio che si intacchi la fiducia dei clienti e dei consumatori».

 

In merito allo sciopero la Malo si è detta "sorpresa" e ritiene tali iniziative ingiustificate, dal momento che «l’azienda ha sempre accolto con favore le richieste di confronto da parte delle rappresentanze sindacali».

 

«Come da accordi presi durante gli ultimi incontri con le rappresentanze sindacali in occasione della presentazione del nuovo piano industriale della società - si legge in una nota diffusa alla stampa - Malo è ancora in attesa di ricevere le proposte da parte dei rappresentanti sindacali di categoria e delle organizzazioni sindacali, che non sono mai pervenute».

 

«Tali iniziative - prosegue il comunicato - pregiudicano seriamente il proseguimento delle relazioni tra l’azienda, le rappresentanze sindacali, i clienti, i fornitori e tutti gli altri stakeholder della società, mettendo a serio rischio lo sviluppo di Malo».

 

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