DA TRUSSARDI A FERRAGAMO

Le famiglie italiane del lusso nel mirino del private equity

L'ultima indiscrezione, in ordine di tempo, è quella circolata qualche giorno fa sul destino di Trussardi, la storica casa bergamasca da tempo in sofferenza e con un bilancio che nell'ultimo esercizio ha chiuso con un rosso di circa 30 milioni di euro.

A farsi avanti per diventare socio dell'azienda attraverso un aumento di capitale sarebbe stato il fondo Quattro R, gruppo finanziario partecipato dalla Cassa Depositi e Prestiti, presieduto dall'ex a.d. di Pomellato, Andrea Morante.

Un'avance che potrebbe trasformarsi in una mossa cruciale per il rilancio della griffe del Levriero e che, come evidenzia un articolo de Il Sole 24 Ore di oggi (13 settembre) firmato da Carlo Festa, è cartina di tornasole dei nuovi assetti dei brand del lusso italiano, legati storicamente alle famiglie fondatrici.

È il caso appunto di Trussardi, ma anche di Ferragamo e Versace.

Proprio ieri (12 settembre) la casa di moda fiorentina è tornata nuovamente alla ribalta sulla base di rumour relativi a un'ipotetica cessione e delisting del gruppo, grazie all'alleanza con un fondo. La società ha subito smentito: «La famiglia Ferragamo - ha dichiarato un portavoce - non è interessata a vendere e non ci sono trattative sul tavolo».

Già in passato il presidente Ferruccio Ferragamo aveva escluso qualsiasi ipotesi di vendita. Ipotesi che ricorre spesso per via del fatto che la holding Ferragamo Finanziaria, in capo ai familiari del fondatore, detiene il 54% del capitale della società (sfiora il 65% se si include il pacchetto di Wanda Miletti, vedova di Salvatore Ferragamo). L'altro azionista di rilievo, con il 6%, è il magnate di Hong Kong Peter Woo.

Anche il caso Versace è emblematico: la società sembra ormai sulla strada del rilancio, con un 2017 archiviato con utili netti di 15 milioni. Non più tardi di un mese fa sono circolate in maniera insistente voci su un possibile interessamento da parte di Kering, che in portafoglio conta già altri - e performanti - nomi del made in Italy, come Gucci e Bottega Veneta. In questo caso, come osserva Festa, il nodo da sciogliere per un'eventuale trattativa sarebbe il prezzo, visto che la famiglia valuterebbe la maison una cifra ben superiore al miliardo.

Sotto osservazione ci sono anche altri nomi clou come Roberto Cavalli, dal 2015 controllato dal fondo Clessidra, e Moncler: secondo rumour, la banca d'affari Merrill Lynch starebbe analizzando le opzioni migliori per il 4,8% posseduto dal fondo francese Eurazeo, ultima quota rimasta dopo l'attività di disinvestimento avviata nel 2015 (nella foto, la campagna Trussardi Jeans con Aurora Ramazzotti).

A cura della redazione
stats