Dannosi i tentennamenti della Brexit

Bonmarché chiede l’amministrazione controllata

Il business model di Bonmarché non funziona più e l’insegna di abbigliamento femminile è costretta a chiedere l’amministrazione controllata.

In attesa che si facciano avanti dei potenziali compratori, il marchio con sede nello Yorkshire che impiega 2.887 persone, manterrà aperti i suoi 318 negozi.

Attualmente il 95% del capitale del retailer è controllato dal miliardario britannico Philip Day, attraverso la sua società di investimenti Spectre che ha base a Dubai. Day è anche proprietario della catena di abbigliamento Edinburgh Woollen Mill-EWM.

Come si legge sui media locali, il ceo Helen Connolly ha ammesso di avere preso questa decisione con «profondo rammarico e tristezza» e ha fatto riferimento alla crisi dei consumi e al ritardi della Brexit.

«Abbiamo trascorso mesi - ha spiegato Connoly - a esaminare il nostro business model e a cercare delle alternative ma siamo stati costretti a concludere che a queste condizioni di mercato semplicemente il nostro modello non funziona».

A suo parere il fatto che il processo di Brexit sta andando per le lunghe ha danneggiato le vendite. «Senza un tale ritardo - ha detto la manager - è possibile pensare che i nostri problemi sarebbero stati più gestibili. Invece, ha solo intensificato le pressioni».

Con l’amministrazione controllata Bonmarché può trovare un accordo con i creditori e rinegoziare gli affitti ma, secondo il ceo, nessuna delle due opportunità porterebbe a una vera svolta, rispetto alle sfide che l’azienda si prepara ad affrontare.

Quello di Bonmarché è l’ennesimo segnale di allarme nel retail inglese. Anche la catena di giocattoli Toys R Us ha chiesto l’amministrazione controllata e si parla pure dell’insegna Jessops, che vende macchine fotografiche.

Nell’abbigliamento Arcadia (proprietaria di negozi come Topshop e Miss Selfridge), Debenhams e New Look hanno annunciato una serie di chiusure.

e.f.
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