Deloitte Global Powers of Luxury Goods 2020

Lvmh, Kering, Estée Lauder e Richemont: i grandi gruppi guidano la crescita del settore

Tra le 100 realtà top del lusso mondiale il 22% è italiano, ma sono i super-gruppi a siglare l'evoluzione del comparto. È quanto emerge dalla settima edizione del Global Powers of Luxury Goods, di Deloitte. Per il terzo anno consecutivo il quartetto dei migliori player del settore è composto da Lvmh Moët Hennessy Louis VuittonKeringThe Estée Lauder Companies Compagnie Financière Richemont

Come evidenzia lo studio annuale, che esamina e classifica i 100 Top Player del Fashion & Luxury a livello globale, sulla base delle vendite consolidate nel fiscal year 2019, L’Oréal Luxe sostituisce Chanel al quinto posto in classifica, EssilorLuxottica rimane stabile al settimo, The Swatch Group perde due posizioni, scendendo alla decima posizione.

I tre principali player italiani in classifica sono EssilorLuxottica (settimo e unico tra i primi dieci), Prada (19esimo) e Giorgio Armani (26esimo). In forma aggregata rappresentano quasi la metà delle vendite di beni di lusso realizzate nel 2019 dalle aziende italiane del ranking. EssilorLuxottica costituisce il 68% del business, nella categoria borse e accessori.

Moncler è l’azienda con le performance complessive più costanti, registrando per tre anni consecutivi una crescita a doppia cifra per vendite e net profit margin. Euroitalia (fragranze) è tra le 10 realtà in più rapida progressione nel periodo FY2016-FY2019, con un CAGR del +16.6%.

Il fiscal year 2019 è stato anche l’anno in cui sei dei grandi marchi del lusso italiano sono tornati a registrare una crescita positiva: Giorgio ArmaniOtbDolce & GabbanaFerragamoErmenegildo Zegna Twinset.

In totale le 100 più grandi aziende di beni di lusso al mondo hanno generato nel periodo esaminato vendite per 281 miliardi di dollari, con una progressione di 15 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente. 

A tassi di cambio costanti, il livello di crescita per i primi 100 player è stato dell’8,5%, con una lieve flessione di 1,1 punti percentuali rispetto al picco di 9,6% raggiunto nel 2018.

Per la prima volta nel fiscal year 2019 le vendite aggregate delle prime dieci aziende del ranking valgono più della metà delle vendite di tutte le aziende nella classifica di Deloitte: ossia il 51,2%. Inoltre, i net profit delle 9 aziende su 10 che hanno reso pubblico il dato rappresentano, a valore, il 71,7% dei profitti totali delle top 100. 

L’influenza del made in Italy nel panorama globale del lusso è ancora forte: più di un terzo delle realtà nella categoria clothing and footwear è italiano. Con 22 aziende nella Top 100, l’Italia è ancora il primo Paese del settore a livello di presenza, ma contribuisce solo al 12,4% del valore delle vendite totali dei primi cento player.

Per quanto riguarda le categorie di prodotto dei 100 player analizzati da Deloitte, il fiscal year 2019 è stato un anno positivo per tutti i settori. Il tasso di crescita è stato inferiore tra i comparti che hanno mostrato maggiore crescita nel FY2018 e, viceversa, è stato maggiore tra quelli con tassi di crescita più bassi nel FY2018 (abbigliamento e calzature, borse e accessori).

È stata la cosmetica a registrare la progressione più alta (8,5%), seguita da gioielleria e orologi (6,1%), abbigliamento e calzature (5,8%) e borse e degli accessori (4%). La categoria dei multiple luxury goods evolve del 12,8%, 1,8 punti percentuali in meno rispetto al FY2018.

Nella foto, un outfit di Louis Vuitton della Spring-Summer 2021

c.me.
stats