dichiarazioni

Raf Simons: «Tre settimane per fare una collezione. Ma le idee non nascono come funghi»

Qualche tempo prima di annunciare l'addio a Dior, Raf Simons aveva rilasciato un'intervista che, riletta a distanza di tempo, suonava profetica ed evidenziava le pressioni a cui sono sottoposti i direttori creativi delle grandi maison. «Quando si fanno sei show l'anno - aveva sottolineato - non si ha tempo sufficiente per presidiare l'intero processo».

 

Con la giornalista e critica di moda Cathy Horyn, che lo aveva incontrato per System Magazine dopo la sfilata del ready-to-wear di Dior, Simons aveva rivelato che la collezione era stata realizzata in tre settimane e così era successo anche per lo show di Tokyo.

 

«In realtà - aveva precisato - tutto viene fatto in tre settimane. E dire che, quando avevo iniziato a lavorare per il brand, nel 2012, ero preoccupato perché avevo a disposizione "solo" otto settimane».

 

«Quando in un anno devi gestire sei défilé - aveva ribadito - non hai il tempo materiale per seguire tutto il processo a monte. Nel senso che non hai la possibilità di "far incubare" le idee, mentre questo sarebbe molto importante. In pratica, si finisce per creare continuamente, senza soluzione di continuità».

 

Raf Simons descrive giornate scandite da scadenze rigide: occuparsi delle scarpe dalle 10 alle 10.30, dei gioielli dalle 10.30 alle 11.15 e così via: «Tutto è incasellato, l'intera settimana. Se un meeting ritarda, ne risente l'intera giornata». Che dura magari fino a mezzanotte.

 

In Jil Sander, prosegue lo stilista nell'intervista ripresa da Business of Fashion, i ritmi erano diversi e c'era tempo per i brainstorming insieme al team, tutti seduti intorno a un grande tavolo. In Dior la musica è cambiata, in base a un'impostazione «che tecnicamente funziona, ma emotivamente no».

 

«Del resto - riflette Simons - la moda nel suo complesso è diventata pop e non so se questo sia positivo o negativo. Ora l'alta moda è per tutti».

 

stats