DIMINUISCONO I FORNITORI FROM CHINA

Inditex taglia la produzione del 17% e torna ai livelli del 2016

La pandemia ha fatto da spartiacque, nei modelli di business, anche per la fast fashion, che sta ritarando volumi e strategie produttive, cercando di sintonizzarsi sulla nuova domanda post Covid.

Lo testimonia anche Inditex, uno dei massimi esponenti di questo segmento di mercato, che secondo i dati pubblicati nel report annuale, analizzati dal quotidiano Modaes, ha archiviato il 2020 con una produzione di 450.146 tonnellate di indumenti, ossia un 17% in meno rispetto al 2019, quando i capi realizzati furno più di 545mila.

Una riduzione che porta il gigante della moda low cost ai livelli del 2016: cinque anni fa, infatti, la produzione era inferiore rispetto allo scorso anno in valore, ma l’incremento percentuale rispetto al 2015 era stato del 20% circa, nel 2016 dell’11%, nel 2017 dell’8%, nel 2018 del 3,2% e nel 2019 del 3%.

Cambiamenti sono stati riscontrati anche nella geografia produttiva: per la prima volta in cinque anni Inditex ha ridotto il numero di fornitori from China, con un taglio del 13,6% (412 anziché 477), anche se la diminuzione ha riguardato tutti i suoi cluster (attualmente 12), tranne la Turchia.

In questo Paese i partner produttivi sono aumentati, registrando un +6,44% sul 2019, pari a 215 unità.

In particolare, la produzione di prossimità (in mercati come Spagna, Portogallo, Marocco e, appunto, Turchia) ha rappresentato il 49,42% del totale dei fornitori nel 2020: un trend in crescita rispetto al 2019 (47,04%) e al 2018 (45,89%).

Diluita invece la relazione con partner più distanti: nel 2020 l'attività di Inditex in India, Bangladesh, Vietnam, Cambogia, Cina e Pakistan ha rappresentato il 49,57% del totale, rispetto al 51,51% del 2019 e al 52,04% del 2018.




a.t.
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