Dopo anni di ricerche

Uniqlo sperimenta il robot che piega le magliette

Un robot che piega e impacchetta soffici T-shirt: sfida superata per Uniqlo e la startup Mujin.

Verso la fine del 2018 l’insegna del colosso giapponese Fast Retailing aveva già manifestato la sua predilezione per l’automazione, con il rinnovo del magazzino di Tokyo nel quartiere Ariake: dopo la ristrutturazione, il 90% dello staff è stato eliminato in favore dei robot. Questo grazie a un sistema elaborato con il partner tecnologico Daifuku, che gestisce dallo scarico della merce all’inventario e che solo in alcuni momenti del ciclo richiede l’intervento umano. All’annuncio del progetto si è parlato di un investimento di 100 miliardi di yen (828 milioni di euro circa) messo a budget da Fast Retailing per automatizzare tutti i magazzini all’attivo, in madrepatria e all’estero, in un periodo di tempo non precisato. Si tratta di un costo per singolo impianto di stoccaggio fra 1 e 10 miliardi di yen.

Ora con Mujin, dopo anni di ricerche, è stato inventato un robot, prodotto da Yaskawa Electric, con particolare abilità e destrezza, specie nel piegare e afferrare i materiali soffici, sapendosi districare fra stagionalità, tonalità e packaging diversi. Come riporta il Financial Times, per un gigante dell’abbigliamento come Fast Retailing, che vende 1,3 miliardi di capi l’anno, l’automazione è urgente, vista la carenza di addetti e l’aumento dei costi di immagazzinamento.

Il ceo di Mujin, Issei Takino, ha tranquillizzato in merito agli effetti dell’invenzione sull’occupazione: « Nel caso dei magazzini, non ci sono umani a cui rubare il lavoro perché i lavoratori semplicemente non ci sono».

Di certo c’è lavoro per gli esperti di robotica perché il nuovo robot di Fast Retailing necessita di un’ulteriore messa a punto. Per esempio, al momento afferra facilmente l’underwear termico di Uniqlo, impacchettato in buste di plastica, ma potrebbe incontrare delle difficoltà con la conversione a un packaging più ecofriendly, di carta.
e.f.
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