Dopo l’ipotesi Liu Jo nel 2018

Marco Marchi torna a valutare l'obiettivo della quotazione con Eccellenze Italiane

«Far sì che le aziende italiane possano sopravvivere all’imprenditore che le ha create»: questo l’obiettivo che sottende il progetto di quotazione di Marco Marchi per il gruppo Eccellenze Italiane, cui fanno capo i marchi Liu Jo e Blumarine. Un’ipotesi che si fa fondata, in una fase in cui le etichette fashion ampliano la loro dimensione internazionale

Ma occorre che si presenti il momento opportuno, come ha spiegato in un’intervista rilasciata a wwd.com il fondatore e presidente del consiglio di amministrazione del conglomerato fondato nel 2019, all’indomani dell’acquisizione di Blufin con i marchi Blumarine, Blugirl, Anna Molinari e Be Blumarine. Un’operazione avvenuta a pochi giorni dall’annuncio dell’acquisizione di una partecipazione del 15% in Coin.

Di certo l’arrivo pochi mesi fa di Paola Durante, ex Moncler, come direttore generale di Liu Jo è una mossa che va nella direzione intrapresa da Marco Marchi, che già nel 2018 aveva pianificato la quotazione, poi rinviata viste le condizioni di mercato non favorevoli, ma sempre accarezzata.

Condizioni che al momento non sono migliorate, visto lo scenario. L’imprenditore parla infatti di una situazione complessa e turbolenta: per questo non prevede che l’Ipo avverrà in tempi brevi, ma tiene a evidenziare che Eccellenze Italiane è cresciuto a doppia cifra nel 2022, pur senza rivelare il giro di affari totale.

Intanto prepara il terreno, grazie a un piano strategico mirato alla crescita di Blumarine e Liu Jo e a possibili nuove acquisizioni: «Sono in corso confronti con diversi player», dichiara.

Per quanto riguarda Liu Jo, che nel 2021 fatturava 411 milioni di euro, il marchio sta estendendo la sua presenza a livello internazionale, in un momento in cui la guerra in Ucraina e l’aumento dell’inflazione hanno intaccato la fiducia dei consumatori in Europa.

La label guarda a nuovi mercati come Medio Oriente e America Latina, in particolare il Messico. A tal fine è stato inaugurato un nuovo concept di negozio eco-minded presso The Galleria Al Maryah Island di Abu Dhabi e al Dubai Mall of Emirates, mentre sono stati avviati in Messico sei corner nel department store the El Palácio De Hierro.

Ma, come rivela al sito americano, Marchi non trascura l’Europa, dove stanno crescendo in modo significativo Paesi come Germania, Francia e Spagna, mercato quest’ultimo dove sono stati inaugurati due nuovi negozi in questo mese di dicembre, con cinque ulteriori opening previsti entro il 2025.

E mantiene quanto mai vivo nel segno dell’omnicanalità il wholesale, che vale il 60% del giro di affari dell’etichetta. Un canale che ha un «ruolo fondamentale nel garantire la fedeltà dei clienti».

A proposito di Blumarine, le previsioni sono di raggiungere in pochi anni un giro d'affari di 50 milioni di euro, grazie alla nuova strategia che ha previsto l’introduzione di nuove categorie come le borse, che sono fondamentali per alimentare l’estetica Y2K introdotta dal direttore creativo Nicola Brognano.

Sul cambio di direzione Marchi precisa: «In Italia i rivenditori storici fedeli al precedente look della griffe hanno visto il cambiamento come un attrito. Allo stesso tempo il 70% del nostro giro di affari è ora generato all’estero, dove questa nuova estetica sta raccogliendo i suoi frutti».

Al momento le aree più performanti per Blumarine sono Usa, Regno Unito e Corea del Sud, accanto alla presenza nelle piattaforme degli e-tailer premium, mentre la griffe sta riscuotendo l’interesse di celebrity e personalità influenti dei social media.

Blumarine al momento è presente con proprie vetrine a Roma (presto oggetto di un rinnovamento) e Forte dei Marmi e al momento c’è cautela circa l’ipotesi di nuove aperture, considerando il suo «radicale cambiamento estetico».

c.me.
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