Dopo Neiman Marcus e Macy's

Anche J.Crew rischia la bancarotta. Chiesto il Chapter 11

Il retailer di abbigliamento J.Crew ha chiesto la protezione del Chapter 11, una procedura del codice fallimentare americano simile al concordato preventivo italiano, per portare avanti la ristrutturazione.

Le chiusure temporanee imposte dalla pandemia stanno acutizzando i problemi di insegne di abbigliamento Usa come J.Crew, da tempo in difficoltà, Neiman Marcus, gravato da 4,3 miliardi di dollari di debiti e Macy's, da fine aprile alla ricerca di 5 miliardi di fondi.

J.Crew Group, che controlla anche il marchio Madewell, ha appena raggiunto un accordo con le banche per convertire 1,65 miliardi di dollari di debiti in azioni e ha ottenuto prestiti per 400 milioni di dollari. In precedenza la società aveva anche allo studio lo spilt e la quotazione di Madewell, che avrebbe permesso di migliorare la posizione finanziaria, ma l'Ipo è saltata per via delle condizioni di mercato. Ora dalla società fanno sapere che Madewell resterà parte integrante di J.Crew Group.

Al momento il business è attivo attraverso le vendite online, che rappresentano il 50% dei ricavi totali, mentre i negozi saranno riaperti man mano che cesseranno le restrizioni governative. Il network di store fisici ai primi di maggio conta 181 negozi J.Crew e 140 Madewell.

L'azienda ha problemi dal 2010, quando è stata rilevata da TPG Capital e Leonard Green & Partners per tre miliardi di dollari. J.Crew Group ha chiuso il bilancio lo scorso primo febbraio con un aumento del 2% dei ricavi, a 2,54 miliardi di dollari (-4% J.Crew e +14% Madewell) ma le perdite ammontano a 78,8 miliardi (in calo dai 120 milioni di un anno prima).

e.f.
stats