doppia intervista

Ian Rogers (Lvmh) e José Neves (Farfetch): «L'intelligenza artificiale è uno strumento, funziona se usata bene»

In un'intervista a due voci, Ian Rogers (chief digital officer di Lvmh) e José Neves (patron di Farfetch) parlano delle rispettive esperienze e soprattutto di come la tecnologia utile a incrementare il business sia quella che non si fa notare. In altri termini, non sono gli "effetti speciali" a conquistare il consumatore, ma un'esperienza unica e personalizzata.

 

Intervistati da Katrina Israel di Evening Standard, Rogers e Neves rivelano qualcosa della propria vita privata (per esempio, che tutti e due si alzano molto presto al mattino e amano fare ginnastica) e molto a proposito del loro punto di vista sulla rivoluzione digitale.

 

In particolare, Neves sottolinea come produrre un "effetto wow" non sia il vero scopo della tecnologia applicata al retail. «Gli schermi cibernetici o altre trovate di questo tipo hanno un'importanza relativa - afferma -. Fondamentale è riconoscere il proprio consumatore. Supponiamo che una donna che spende cifre elevate o elevatissime a Pechino entri nel negozio di un brand a lei noto a Parigi, in avenue Montaigne, e non venga presa in considerazione perché nessuno lì la conosce. Ecco, penso che questo sia inaccettabile».

 

«I dati - aggiunge - sono la nostra nuova valuta e sono convinto che tutti noi siamo abbastanza contenti di cederli, in cambio di qualcosa che abbia un valore per noi. Lo dimostra Instagram: nessuno fa log out se le sue generalità vengono registrate». Neves sottolinea anche come un fattore determinante per fidelizzare la Generazione Z sia l'etica: se un marchio non è all'altezza delle aspettative in questo ambito, viene lasciato indietro.

 

Il rapporto tra lusso e digitale è affrontato da Ian Rogers, che fa notare come solo apparentemente il Gruppo Lvmh sia entrato tardi nell'arena dell'online: «In realtà - precisa - già nel Duemila Lvmh aveva fondato la piattaforma multi-brand eLuxury, chiusa nove anni dopo. Questo perché nella sua prima fase l'e-commerce era associato ai prezzi bassi e alla convenienza, mentre ora il quadro è cambiato e al centro c'è il consumatore con le sue esigenze, compreso l'utilizzo giusto del tempo».

 

Entrambi concordano su un fatto: che l'intelligenza artificiale è, come tutte le invenzioni umane, qualcosa che può essere usato bene ma anche male. «È  come un mattone - afferma Rogers -. Serve per costruire una casa ma anche per rompere un vetro. L'AI è semplicemente uno strumento e spetta poi a noi utilizzarlo al meglio».

 

Rogers, 45 anni, è nato in Indiana e ha studiato computer science. Prima di approdare in Lvmh, dove ha la responsabilità di circa 70 siti web incluso il recente 24Sèvres, ha lavorato nel mondo musicale, partendo come roadie dei Beastie Boys, fino a diventare il presidente dei new media per la loro casa discografica Grand Royal.

 

In seguito è stato manager presso altre realtà del settore, tra cui Beats Music: tramite l'acquisizione di quest'ultima da parte di Apple, nel 2014, Rogers ha fatto il proprio ingresso nel colosso di Cupertino.

 

Quanto a Neves, nato in Portogallo nel 1974, ha studiato Economia a Porto e fondato nel 1996 a Londra (sua attuale base operativa) il brand di calzature Swear. Nel 2001 ha investito nel retail con l'insegna B Store e sei anni dopo ha fondato Farfetch, cassa di risonanza per circa 700 boutique multibrand internazionali.

 

A proposito della nascita di Farfetch, l'imprenditore e manager rivela a Evening Standard che il progetto è scaturito da una constatazione: dieci anni fa, quando Farfetch ha visto la luce, le boutique si erano rifugiate in una comfort zone e rischiavano poco, l'esatto contrario di quello che avrebbero dovuto fare, soprattutto in quel momento.

 

Per smuovere il mercato, Neves maturò allora l'idea della piattaforma online: «Il 99,9% dei player non avrebbe colto questa opportunità, ma qualcuno doveva pur farlo» (nella foto, da sinistra, Ian Rogers e José Neves).

 

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