E-commerce in progress del 43%

Kiabi: cross-canalità, green e attenzione al cliente i motori della crescita (+2,4%)

Moda a piccoli prezzi per tutte le famiglie: questo il mantra con cui l’insegna della fast fashion Kiabi ha affrontato i mesi della pandemia. Un approccio sostenuto dall'attenzione al digital e alla sostenibilità e da un’offerta declinata in più stili e morfologie. Una filosofia che nel 2020 ha dato risultati concreti, con una crescita del fatturato del 2,4% (1,6 miliardi di euro) e con la piattaforma di e-commerce che ha viaggiato al ritmo del +43%.

La cross-canalità è uno dei punti di forza: grazie alla sinergia tra e-commerce e store fisici il gruppo vanta sul suo sito kiabi.com oltre 200 milioni di visite all’anno, come spiega una nota diramata dall’azienda.

La piattaforma di vendita online rappresenta il 20% del fatturato dell’azienda (pari a 180 milioni di euro circa), con una crescita del turnover del 43% rispetto al 2019 e con il 60% di nuovi clienti nel 2020.

In Italia, dove Kiabi è approdata 25 anni e dove conta 33 punti vendita il sito, Kiabi si posiziona come terzo migliore e-commerce nella categoria abbigliamento monomarca (La classifica “E-commerce, i 500 migliori shop online d’Italia” è stata pubblicata nel “Corriere della Sera” realizzata dallo speciale Economia insieme a Statista, società internazionale di ricerca e analisi, a settembre 2020). 

Il marchio francese punta a rafforzare la propria posizione a livello mondiale. L’ampliamento del network retail si conferma uno dei driver della crescita del gruppo, che nel 2020 ha aperto le porte all’affiliazione commerciale, con gestione dello stock in conto vendita, investendo in questo modello di business. 

L'espansione dei negozi sarà focalizzata su posizioni strategiche nei capoluoghi di provincia, preferibilmente situate in un centro commerciale primario, con aree di vendita di almeno 1.000 metri quadri.

Lo scorso gennaio, inoltre, è stato lanciato il servizio gratuito ritiro in negozio in 4 ore in tutti i punti vendita italiani, dove è possibile pagare e ritirare il prodotto in tutta sicurezza durante gli orari di apertura. 

Una modalità che consente di consultare lo stock disponibile presso il punto vendita prescelto direttamente dal sito. Dopo aver effettuato la scelta, il team Kiabi contatta direttamente il cliente via sms e finalizza l’acquisto. 

Anche la sostenibilità è un elemento chiave. Entro il 2025, annuncia il gruppo, le collezioni saranno al 100% eco-sostenibili e frutto di un modello economico circolare. L’azienda sposta l’attenzione sui concetti di riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti, trasformando i “rifiuti” in risorse, con l’obiettivo di arrivare al 100% di materiali sostenibili impiegati nella produzione. 

Nel 2020 il 22% degli acquisti di Kiabi ha riguardato materiali più sostenibili, sono stati prodotti 2.5 milioni di pantaloni denim trattati con il metodo eco-wash, 37 milioni di t-shirt e 2,8 milioni di body da neonato in fibre di cotone da agricoltura biologica e integrata. È stata posta inoltre maggiore attenzione allo smaltimento e al riciclo tessile, problema mondiale di enorme impatto, puntando sul progetto Seconda Mano.

In Francia il gruppo ha creato due laboratori di personalizzazione per adattare, prolungare la vita dei capi presso gli store di Cormontreuil e Merignac; ha inoltre aperto sei corner dell’usato nei negozi stessi e l’obiettivo del 2021 è di prevedere 25 corner di seconda mano in Francia, Italia, Spagna e Belgio. 

I clienti possono accedere facilmente al servizio sia dal web che dai punti fisici per rivendere i loro capi d’abbigliamento di qualunque marca e acquistare online indumenti di seconda mano. 

Sostenibilità è la parola d’ordine anche sul fronte della logistica e del trasporto, con l’obiettivo di ridurre l’impronta di carbonio sull’ambiente.

Oggi il gruppo, che conta oltre 5,8 milioni di fan sui social media, è presente in 17 Paesi con 463 punti vendita, di cui 330 in Francia e con oltre 25 milioni di clienti nel mondo. Sono 8mila in totale i dipendenti in tutto il mondo, di cui 580 in Italia.

c.me.
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