Export in crescita dell'11,2%

Nel 2021 il menswear chiude in area positiva: fatturato a 9,1 miliardi

Dopo la batosta del Covid, il menswear comincia a rialzare la testa. Dopo un 2020 disastroso, chiuso con un -19,5%, il menswear (come del resto la filiera tessile-abbigliamento nel suo complesso) torna in area positiva.

Secondo le stime elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda sulla base delle indicazioni provenienti dalle indagini campionarie interne, nonché sulla base dell’andamento congiunturale del quadro macroeconomico di riferimento, la moda maschile italiana è attesa archiviare il 2021 con un fatturato in recupero del +11,9%, portandosi sui 9,1 miliardi di euro.

Va evidenziato che il recupero rispetto ai livelli pre-Covid è stato solo parziale (970 circa milioni in valore assoluto) rispetto alle perdite totali accusate nel corso del 2020 (prossime ai 2 miliardi). A confronto con il turnover del 2019, quello raggiunto nel 2021 è previsto ancora inferiore del -9,9%.

Nel 2021 il segmento uomo è stimato coprire il 17,5% della filiera Tessile-Moda italiana.

A fronte di una bassa crescita dei flussi di importazioni dall’estero, nel 2021 il valore della produzione presenta un rimbalzo, stimato nella misura del +7% rispetto al 2020.

Il brusco stop (-16,7%) alla crescita delle esportazioni di moda uomo resta circoscritto all’anno di inizio della pandemia. Nel 2021, infatti, l’export torna interessato da un trend espansivo delle vendite estere. Per l’export si stima una variazione su base annua pari al +11,2%. Il livello complessivo delle vendite estere passerebbe, dunque, a poco più di 6,5 miliardi di euro. L’incidenza dell’export sul fatturato totale del comparto risulterebbe, pertanto, pari al 71,3%.

Se restringiamo lo sguardo sui primi nove mesi dell’anno, l’export di moda maschile ha fatto registrare un recupero del 12,1%, arrivando a quota 5,2 miliardi di euro, mentre l’import ha segnato un +1,4%.

Sotto il profilo geografico, per le principali macro-aree si rileva un ritorno alla crescita a eccezione delle forniture extra-Ue: gli scambi Ue crescono del +20,1% in termini di export e del +12,5% in termini di import, mentre le piazze extra-europee, presentano una crescita del 6,1% lato export e, viceversa, una contrazione del -6% lato import. Va sottolineato che la Ue assorbe il 45,8% dell’export, l’extra-Ue il 54,2%, mentre per le importazioni l’extra-Ue assicura il 55,8%.

Circa le principali destinazioni, nel periodo in esame il primo mercato di sbocco del menswear made in Italy è risultato la Svizzera, principale hub logistico-commerciale del lusso, in aumento del 14,%. Seguono Germania e Francia, rispettivamente interessate da una dinamica del +19,8% e del +20,3%.

L’export verso gli Usa, quarto mercato, evidenzia una variazione positiva ma su ritmi meno vivaci rispetto ai primi tre mercati, guadagnando il +4,8%. Balza al quinto posto la Cina (nel gennaio-settembre 2019 era all’ottavo): le vendite di menswear verso tale nazione crescono del +68,8% rispetto allo stesso periodo del 2020. Restando in Asia, la Corea del Sud archivia un +27,6%.

In controtendenza rispetto al dato medio, il Regno Unito resta in territorio negativo e accusa una flessione non marginale pari al -31,7%. Inoltre, nell’ambito dei primi 15 mercati, contrazioni delle vendite colpiscono anche il Giappone, che cede il -8,2%, e Hong Kong, in calo del -3,1%, anche in conseguenza di una redistribuzione dei flussi con la Cina.

Gli altri Paesi presenti tra i top15, dalla Spagna ai Paesi Bassi, dalla Russia al Belgio, nonché Polonia e Austria chiudono i primi nove mesi del 2021 con una crescita delle esportazioni italiane di moda uomo, compresa tra il +62,0% e il +4,7%.

A livello di trend, va sottolineato che rispetto ai livelli pre-pandemici l'export di menswear resta al di sotto del -7,3%.

Passando all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato il consumo sul mercato nazionale, la spesa destinata alla moda maschile nell’anno solare 2021, dopo il crollo dell’anno precedente, inverte il trend a partire dal bimestre marzo-aprile e nell’arco dei primi sei mesi dell’anno raggiunge una dinamica pari al +17,5%.

Confermandosi in recupero, il sell-out è atteso crescere su base annua del +21,5%; resta, dunque, lontano (-15%) rispetto ai livelli pre-Covid del 2019.

Stante l’incertezza legata all’evoluzione dell’emergenza sanitaria nel mondo, stima il rapporto, il 2022 si profila ancora come «un anno non privo di ostacoli e minacce per la moda maschile italiana, che potrà comunque giovarsi del maggior favore riservato al segmento lusso».

A cura della redazione
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