Fashion Annual Talk

Mediobanca: «Il fashion a controllo italiano batte quello in mani estere»

Nella moda italiana cresce la presenza dei gruppi stranieri, ma le imprese più redditizie sono quelle a controllo italiano.

Mediobanca ha presentato al suo secondo Fashion Annual Talk il risultato di uno studio sul fashion nazionale, che prende in esame i bilanci (compresi i bilanci di sostenibilità) di 173 aziende italiane, con ricavi 2018 superiori a 100 milioni di euro.

La presenza di player esteri nella moda italiana è importante e sta crescendo: delle 173 realtà sotto la lente, 70 hanno una proprietà straniera e realizzano il 34,7%delle vendite aggregate del comparto. Il 14,2% batte bandiera francese, dove spiccano Lvmh e Kering (entrambi con il 5,4%).

Come ha spiegato Nadia Portioli, analista di Mediobanca, nel 2014 i gruppi d'oltreconfine controllavano il 23,9% del fatturato e sono arrivati al 34,7%, grazie a un’accelerazione delle controllate quasi quadrupla rispetto a quella delle società nazionali in mani italiane (101 delle 173 totali).

Tuttavia, queste ultime performano meglio in termini di redditività: l’ebit margin risulta pari al 9,3%, contro il 6,2% delle realtà controllate da società straniere.

In particolare, si distinguono le aziende a controllo familiare quotate, dove l'ebit margin è pari al 13,4%. Queste aziende sono anche quelle più propense all’export, con l’86% del fatturato realizzato oltrefrontiera.

Tendo conto delle 173 esaminate, l’ebit margin medio è dell’8,2% e tra i settori più redditizi spiccano l’occhialeria con il 12% e la pelletteria con il 10,2%.

Nel 2018 la moda italiana ha raggiunto i 71,7 miliardi di ricavi, in aumento del 3,4% rispetto al 2017 e del 22,5% sul 2014. Il 42,6% dei ricavi aggregati si deve all’abbigliamento, seguito dalla pelletteria (23,1%) e dall’occhialeria (15,6%). In termini di crescita media annua delle vendite, nel periodo 2014-2018 si è messa in luce la gioielleria (+10,9%). Seguono il comparto pelli, cuoio e calzature (+6,2%), il tessile (+5,7%), la distribuzione (+4,9%), l’abbigliamento (+4,5%) e l’eyewear (+3,7%).

A proposito di governance, dall’esame di Mediobanca emerge che le aziende italiane a controllo familiare italiano più dinamiche hanno un board costituito in media da quattro membri.

C’è inoltre una correlazione tra la varietà di genere nei board del campione e le performance delle società: la quota di donne nei cda è contenuta, in media pari al 17,9%, ma sale al 22% in quelle che vantano un ebit margin e un tasso di crescita delle vendite oltre la media.

Secondo Gabriele Barbaresco, direttore Area Studi di Mediobanca, è in atto un cambiamento culturale nelle aziende del settore. «Prima bisognava fare utili per essere filantropi - ha spiegato - mentre oggi si parte dal presupposto che non c’è solo il profitto, ma contano altri fattori come la diversity, l’inclusività, la tutela dell’ambiente, il giving back verso il territorio o l’affezione del consumatore». «Si tratta di un nuovo modello di Csr (Corporate social responsibility) - ha concluso - che può produrre un ritorno e non richiede figure imprenditoriali illuminate, ma semplicemente più razionali».

e.f.
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