fiscal year

Cavalli: cala ancora il fatturato, ma la cura Ferraris funziona

«Siamo molto orgogliosi dei risultati conseguiti. Confermano che siamo sulla strada giusta. Il percorso è ancora lungo, considerando che l'azienda aveva una perdita di fatturato di 25 milioni l'anno ma sono state poste le basi per tornare alla redditività e a un aumento delle vendite nel 2018».

 

È ottimista Gian Giacomo Ferraris, amministratore delegato della Roberto Cavalli dal 2016. Come già aveva fatto in Versace, infatti, il manager ha assunto la carica in un momento di difficoltà dell'azienda, fondata da Roberto Cavalli e dal 2015 controllata per il 90% dal Fondo Clessidra.

 

I dati dell’esercizio 2017 restano per il momento negativi: l'azienda ha registrato un fatturato di 152,4 milioni di euro, in flessione dell’1,8% rispetto all'anno precedente, ma ormai i tassi di decrescita a doppia cifra sembrano un ricordo.

 

Anche l'ebitda resta negativo per 7,1 milioni, ma in netto miglioramento rispetto ai -26,1 milioni di 12 mesi fa: performance resa possibile grazie al controllo dei costi operativi e alla piena attuazione del piano di riorganizzazione avviato da Ferraris, che ha visto tra gli altri la razionalizzazione degli store monomarca e il trasferimento degli headquarters da Milano a Osmannoro.

 

«Siamo soddisfatti dei risultati dell’ultima campagna vendite, relativa alla collezione autunno-inverno 2018/19 che ha sfilato a Milano - sottolinea il ceo -. Oltre a crescere del 15% su scala mondiale, siamo di nuovo presenti nei migliori concept e department store, che sono tornati a scegliere Cavalli dopo solo due sfilate con la direzione creativa di Paul Surridge».

 

Come spiega una nota diffusa oggi, 22 marzo, a livello di ricavi la performance è stata ottenuta grazie a un incremento di circa il 3% delle vendite dirette (retail e wholesale), che sono state pari a 110,3 milioni di euro. Un incremento che ha compensato la contrazione registrata nei ricavi royalty dell’esercizio 2017 rispetto all’anno precedente, dovuta principalmente al corrispettivo una tantum di 8 milioni di euro, registrato dal gruppo nel 2016.

 

L’aumento delle vendite dirette è stato conseguito nonostante la riorganizzazione del network retail, che ha comportato la chiusura di sei negozi a gestione diretta (a fine 2017 i monobrand erano 87, di cui 46 diretti e 41 in franchising) e la razionalizzazione del canale wholesale.

 

«Con il marchio che sta recuperando il proprio appeal - conclude Ferraris - stiamo valutando come accelerare la transazione dalla fase 1 del nostro piano (la sostenibilità) alla fase 2 (la creazione di valore). Sulla scorta di quanto avvenuto finora, confermiamo l'obiettivo di raggiungere la redditività a livello operativo già nel 2018».

 

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