parlano Domenico e Stefano

Dolce&Gabbana: «Nel futuro nessuno stilista straniero, spazio a famiglia e dipendenti»

Domenico Dolce e Stefano Gabbana sembrano avere le idee molto chiare sul futuro della loro azienda. In un'intervista rilasciata a L'Economia del Corriere della Sera i fondatori del brand, nato nel 1982, mettono in chiaro una strategia ben precisa.

«Il punto di partenza - sottolinea Dolce - è un modello di artigianato e industria, tradizione che cuce assieme innovazione, digitale e tecnologia».

Seguendo questo schema i due stilisti hanno creato, come sottolinea Stefano, «un'impresa indipendente che non appartiene ad alcun gruppo», il cui fatturato si aggira sugli 1,35 miliardi di euro, l'80% dei quali all'estero, con 220 negozi monomarca diretti e 80 in franchising, 300 clienti multimarca mentre l'e-commerce, che per ora vale il 6%, presto raggiungerà un'incidenza del 15%.

Seguendo quello che è un ritorno all'artigianalità, con la creazione delle Botteghe di Mestiere l'azienda insegna a cucire, ricamare, stirare e la modelleria. «Circa il 70-75% dei giovani che hanno tra i 20 e i 25 anni vengono poi assorbiti in azienda. Abbiamo i nostri maestri interni e così teniamo in vita il mestiere e la tradizione», precisano Domenico e Stefano, che dicono di non poter scindere professionalmente i propri nomi: «Siamo come la Coca-Cola».

Sulle pagine del Corriere della Sera Dolce & Gabbana tengono a sottolineare l'ottimo momento che sta attraversando l'azienda, nonostante il settore della moda stia subendo i riflessi di una situazione politica a volte instabile: si pensi alla Brexit e alla guerra dei dazi tra Usa e Cina.

«Andiamo benissimo in Brasile e Messico - affermano -. Se c’è rallentamento in certi mercati, noi compensiamo con la crescita in altri. Anche la Cina si sta riprendendo. Dopo gli errori le cose si fermano (il riferimento è alle polemiche scaturite dallo spot, con il conseguente annullamento dell'evento di Shanghai, ndr), ma poi tutto ricomincia».

L'intervista raggiunge il clou quando i due designer parlano del futuro del loro brand, dimostrando ancora una volta grande sintornia.

Dice Stefano al Corriere della Sera: «La nostra idea è di lasciare spazio agli altri che lavorano con noi, dipendenti e famiglia. Noi lasceremo un dna al nostro gruppo di lavoro, cioè ai nostri stilisti interni».

Domenico è sulla stessa lunghezza d'onda: «Dopo di noi preferiremmo che non arrivasse lo stilista straniero che cambia tutto. Vogliamo continuità e lasciare dei codici alla famiglia, che potrà interpretarli».

Famiglia che rappresenta un ingrediente fondamentale del successo aziendale, con il coinvolgimento dei fratelli di Domenico, Alfonso e Dorotea Dolce, a cui fa capo circa il 20% dell'azienda. Nel gruppo sono attivi anche Christian e Giuseppina, nipoti di Domenico e figli di Dorotea. «Hanno circa 40 anni - spiega Dolce -. Lui è a capo degli accessori, mentre lei guida l'alta moda».

Non è comunque ancora tempo di passare il testimone per Stefano e Domenico, impegnati ancora al 100% nell'orchestrare la crescita di un gruppo che secondo Alfonso Dolce, il ceo che tiene sotto controllo l'organizzazione di una macchina con 5.500 dipendenti, arriverà dall'e-commerce.

Sulle pagine de L'Economia oggi in edicola c'è spazio anche per un'ampia intervista all'uomo dei numeri di Dolce&Gabbana, che oltre a preannunciare entro 12 mesi la nascita di un sistema tutto integrato di commercio elettronico, capace di far salire in tempi brevi l'incidenza dell'e-commerce al 15%, ribadisce che la società non ha intenzione di cambiare padrone. «L'indipendenza del gruppo - assicura - non è in discussione».  

 

 

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