Grazie ai gioielli e alle Americhe

Richemont: vendite annuali sopra i 19 miliardi e +61% l'utile

Compagnie Financière Richemont, holding che controlla marchi come Cartier, Buccellati, Van Cleef & Arpels e Chloé, ha chiuso il bilancio fiscale con ricavi in aumento del 44%, senza l’effetto valute, a 19,18 miliardi di euro. La performance beneficia soprattutto della divisione core dei gioielli, che ha segnato un +47% delle vendite a valute invariate (nella foto, lo store Buccellati inaugurato in marzo nel Dubai Mall).

A livello di mercati spiccano le Americhe, che nel fiscal year terminato il 31 marzo hanno messo a segno un +79%. L’Asia-Pacifico ha registrato un +32%, con la Cina Mainland che ha contribuito crescendo del 20% rispetto all’anno prima, mentre l’Europa ha fatto un balzo del +51%. Con un'accelerazione simile, Medio Oriente e Africa insieme sono diventati il quarto maggiore mercato al posto del Giappone.

La strategia cliente-centrica sta premiando il gruppo elvetico, che ha visto le vendite retail fare un balzo in avanti del 51% (a cambi costanti), mentre il retail online ha registrato un +27%.

A proposito del business online, Richemont parla di «contributo negativo» di Feng Mao, la joint venture cinese con Alibaba. Il business ibrido di Net-a-Porter e Yoox, mix di proprietà del magazzino ed e-concession/marketplace) sta facendo «ulteriori progressi» e Ynap ha reaggiunto il breakeven a livello di ebitda (prima del pagamento di compensi eccezionali). Invece Watchfinder sta «consolidando la sua posizione di leader» nella vendita di orologi di seconda mano.

Il business di moda e accessori ha incrementato i ricavi del 53%, grazie anche alle nuove direzioni creative in Alaïa (Pieter Mulier), Chloé (Gabriela Hearst) e Montblanc (Marco Tomasetta) e con il contributo della maison belga Delvaux, rilevata in giugno.

Migliora, seppure negativo, il risultato operativo, che passa da -223 a -210 milioni di euro. L’utile operativo di Richemont in 12 mesi è più che raddoppiato a 3,39 miliardi di euro e i profitti netti sono aumentati del 61% a 2,08 miliardi. Ai soci verrà proposto un dividendo di 2,25 franchi svizzeri per azione, in aumento del 13% rispetto all’anno prima.

Il gruppo, che ha dichiarato di avere avuto un impatto negativo pari a 168 milioni di euro a livello di risultato operativo per la sospensione delle vendite in Russia, sta perdendo quota alla Borsa di Zurigo. Poco dopo le 11 le azioni registrano un calo di oltre il 10% al prezzo di 94,76 franchi svizzeri. Positivi invece gli analisti di Deutsche Bank, il cui giudizio sul titolo è “da acquistare”, con prezzo obiettivo di 155 franchi.

e.f.
stats