greater china in aumento a tripla cifra nel quarter

Tod's avanza del 17%. Crescono Roger Vivier, Hogan e Tod's, cala Fay

Ammonta a 178,7 milioni di euro il fatturato del Gruppo Tod's nel primo trimestre di quest'anno: la crescita è del 17% a cambi correnti rispetto all'analogo periodo del 2020, anche se l'impatto delle valute ha influito negativamente sui brand più esposti all'estero, ossia Tod's e Roger Vivier, che comunque hanno ottenuto buone performance. A cambi costanti il turnover sarebbe pari a 181,6 milioni di euro, +18,8%.

Va detto che i ricavi dell'esercizio sono inferiori del 16,3% se rapportati al primo quarter del 2019, «anche in seguito all'atteggiamento di prudenza adottato durante la pandemia - si legge in una nota - e alla decisione strategica di non immettere troppa merce sul mercato, per proteggere il prestigio dei marchi e non creare confusione nei consumatori».

Entrando nello specifico delle label e ragionando sempre a cambi correnti, Tod's è progredito del 5,5% e Hogan dell'11,5%, ma il vero salto lo ha fatto Roger Vivier (+59%). In controtendenza Fay, che arretra del 6,9%. Dal confronto con il primo trimestre 2019 emergono il -26,8% di Tod's, il -17,6% di Hogan e il -24,7% di Fay, ma anche il +12,9% di Roger Vivier.

A livello merceologico le calzature fanno da locomotiva, con 148,1 milioni di euro di vendite e un incremento del 19,8%. In seconda posizione, ma ben distanziati, la pelletteria e gli accessori (che registrano 19,5 milioni e avanzano dell'8,8%, pur essendo i più penalizzati rispetto al Q1 2019, -28,4%) e in terza, con 11 milioni, l'abbigliamento, che scende dell'1,3%.

Tra i mercati non può passare inosservata la performance della Greater China, con 62,8 milioni di euro e un balzo del 136,7%: quest'area è andata meglio (+27,6%) anche in rapporto al primo quarter del 2019.

Non è stato così per tutti gli altri territori, penalizzati in modo differenziato rispetto a due anni fa. Il resto del mondo, che vale 25,5 milioni, sale del 3,4%. In flessione del 20,4% le Americhe, con 9,3 milioni. Anche l'Europa, principale area di riferimento dopo l'Italia essendo a quota 37,7 milioni di euro, tira il freno: -13,1%. Il nostro Paese, ancora trainante grazie ai suoi 43,4 milioni, cede il 6,6%.

Il comunicato fa notare che «nel primo trimestre, come media mondiale, i negozi sono stati aperti solo per l'84% del periodo. Tale percentuale di operatività scende al 67% se riferita alla Penisola e addirittura del 47% se si parla del resto dell'Europa. Altro elemento da evidenziare nel confronto tra i due esercizi è che l'area cinese è stata quella maggiormente colpita dalla pandemia nel primo trimestre 2020».

Restando in tema di punti vendita, al 31 marzo la rete distributiva del gruppo era costituita da 300 dos e 99 vetrine in franchising, rispetto ai 291 dos e ai 114 store in franchising dell'analogo periodo del 2020.

Il canale retail, composto da dos ed e-commerce, ha messo a segno un +26,8%, per un totale di 117,3 milioni di euro, ma in discesa del 14% sul Q1 del 2019. I clienti terzi, ossia gli store in franchising e gli indipendenti, perdono il 20,5% se raffrontati al gennaio-marzo di due anni fa, ma guadagnano l'1,9% sul 2020, portandosi a 61,4 milioni.

Il presidente e a.d. Diego Della Valle ribadisce che la trimestrale riflette l'impatto differenziato della pandemia. Sottolinea infatti la crescita a tripla cifra in Cina e i risultati di Roger Vivier, che definisce «bellissimi».

Accenna inoltre alla performance del canale e-commerce - «Superiore alle nostre aspettative» - e al doppio binario su cui si è mossa la distribuzione, a seconda delle aperture o meno degli store.

«Siamo contenti dell'andamento del brand Tod's - aggiunge - e dell'ottimo feedback dei clienti sulle nuove collezioni. Roger Vivier mantiene la sua originalità creativa, con prodotti sempre esclusivi, altamente desiderabili e con un'enorme potenzialità di crescita in tutto il mondo».

«Molto bene le collezioni di Hogan - precisa - e altrettanto attrattivi e aspirazionali i prodotti Fay. Da questa squadra di marchi, supportati da una forte comunicazione, ci aspettiamo belle notizie per il futuro. Consapevoli di quanto sia importante la comunicazione digitale, stiamo facendo importanti investimenti in mezzi e uomini per avere una struttura forte e di qualità».

Della Valle rende poi merito alle maestranze, «che hanno dimostrato dedizione, professionalità e grande coraggio nel gestire un periodo così duro».

Recentemente la famiglia Della Valle ha ceduto un pacchetto di azioni al Gruppo Lvmh, che ha portato la propria partecipazione al 10%. «Questa operazione - dice l'imprenditore - consolida un'amicizia che lega me e la mia famiglia a Bernard Arnault e alla sua da oltre 20 anni. La condivisione dei valori del lusso, della qualità e della desiderabilità dei prodotti potrà essere un ottimo motivo per pensare a eventuali opportunità da cogliere insieme».

A inizio aprile il cda della società, quotata in Borsa dal Duemila, ha accolto con una mossa inaspettata un nuovo membro: l'influencer e imprenditrice digitale Chiara Ferragni.

Ieri il titolo ha chiuso in rialzo del 7,07% a 44,20 euro, un picco che non toccava da ottobre 2019. Stamattina invece si assiste a un -0,50%, a quota 43,98 euro.






a.b.
stats