Greater China in flessione

Ricavi piatti per Nike. Resta il nodo della supply chain

Nel secondo trimestre fiscale i ricavi di Nike sono aumentati dell’1% rispetto a un anno prima a 11,4 miliardi di dollari, mentre risultano invariati a parità di cambi.

Le vendite dirette del marchio Nike sono aumentate del 9% a 4,7 miliardi di dollari (+8% senza l’effetto valute) mentre quelle online sono aumentate del 12% (+11% a cambi costanti), trainate dal +40% in Nord America, che ha raggiunto un livello record nel Black Friday.

I ricavi di Converse hanno corso di più: +16% a valute costanti, grazie all’Europa e al Nord America. 

L’utile netto del periodo terminato il 30 novembre è stato di 1,3 miliardi di dollari, in crescita del 7%, mentre l’utile per azione si è attestato a 83 centesimi di dollaro.

Gli analisti prevedevano in media utili a 63 centesimi e un fatturato trimestrale di 11,25 miliardi (fonte: FactSet).

Il gruppo si trova di nuovo a dover fare i conti con l’impatto del Covid sulla catena di fornitura. Come ha spiegato il ceo John Donahoe, i ricavi in Greater China (-24% a cambi costanti) e nei Paesi Apla (Asia, Pacifico e America Latina, -6%) sono diminuiti a causa dei bassi livelli delle scorte disponibili, legati alla chiusura degli stabilimenti.

Il cfo Matt Friend ha comunque parlato di sfide di breve periodo, per quanto riguarda la supply chain.

Su base semestrale il giro d’affari del gruppo di Beaverton (nella foto, il Whq Campus) è aumentato dell’8% a 23,6 miliardi di dollari, mentre i profitti sono progrediti del 16% a 3,2 miliardi.

Il cfo Friend ha detto che per il terzo trimestre il gruppo dovrebbe realizzare un incremento delle vendite entro il 5% rispetto all’analogo periodo del 2020, quando il turnover si era attestato a 10,36 miliardi di dollari. Gli analisti prevedono in media 10,59 miliardi di fatturato (+2,2%).

e.f.
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