guerra tra e-player

Alibaba: «Pressioni sui marchi per lasciare Jd.com? Tutto falso»

Dopo che 44 marchi hanno chiuso il proprio e-store su Jd.com e i responsabili di questo big player dell'e-commerce cinese hanno insinuato che ci fosse lo zampino del competitor Alibaba, arriva la risposta del gruppo fondato da Jack Ma: «Decisioni prese in autonomia».

 

Come riporta wwd.com, i portavoce di Alibaba hanno sottolineato che, se c'è stata una motivazione che ha spinto le 44 label - 27 di womenswear, 14 tra menswear e kidswear e tre di underwear - a cambiare rotta, si è trattato di «voler ottimizzare il Roi (return on investment), scegliendo la piattaforma più adatta a loro».

 

«Gli oltre 100mila marchi che fanno business attraverso Alibaba - hanno aggiunto - ne riconoscono il valore, perché sanno che così possono raggiungere mezzo miliardo di consumatori, appropriarsi di dati e analytics per monitorarli e usufruire di tecnologie di alto livello, in modo da creare un approfondito engagement, sia online che offline».

 

Le voci sulle possibili ragioni della fuga da Jd.com da parte delle 44 label sono iniziate a circolare la scorsa settimana sul quotidiano Southern Metropolis Daily. Senza nominare Alibaba - e in particolare il sito Tmall.com, con cui alcuni dei nomi "incriminati" hanno già annunciato partnership strategiche -, Jd.com si è riallacciato alle insinuazioni, diffondendo una nota, in cui si accusava «un'altra società» di ricorrere a mezzi non ortodossi per spingere le realtà coinvolte a vendere i propri prodotti su un solo portale. «Noi invece - sottolineava - crediamo in una competizione sana e in osservanza della legge» (da sinistra, i siti Tmall.com e Jd.com).

 

 

stats