I buyer alla fashion week/2

Zegna e Prada 10 e lode, ma anche Versace e Marni lasciano il segno

I buyer italiani e internazionali sono già a Parigi, dove oggi (20 giugno) la fashion week entra nel vivo. Delle collezioni viste nei sei giorni trascorsi in Italia tra Firenze e Milano quelle più ricordate sono Ermenegildo Zegna (grazie anche alla location di Palazzo Mondadori) e Prada (per il carico di innovazione del prodotto fatto sfilare). Ma i pareri positivi riguardano anche Versace, in particolare per le sneaker, e Marni. Palm Angels si conferma leader della new wave italiana.

 

Riccardo Tortato
Tsum
Russia

«Ho trovato la fashion week di Milano un po' sotto tono, con meno gente in giro durante i giorni delle sfilate. Inoltre, al di là di Zegna Couture è mancato dalle passerelle l’effetto “wow”. A mio avviso, la collezione disegnata da Alessandro Sartori è stata la migliore dal punto di vista del prodotto, della location e dell'atmosfera. Anche Versace mi è piaciuta per come ha saputo rinnovarsi dopo la collezione di tributo di sei mesi fa. Armani poi è una certezza. La sua sfilata è sempre un momento di riflessione generale sui veri canoni del gusto e dello stile. Anche se non c'è competizione tra Milano e Firenze, devo dire che io preferisco di gran lunga la fashion week milanese: la rappresentazione data da Pitti è quella di un uomo che io francamente non vedo in giro. Anche se nel programma ci sono vere eccellenze ed eventi importanti, purtroppo l'immagine generale che si impone è sempre quella di finti dandy, che non hanno più senso di esistere. In Russia è un buon momento per la moda maschile e per questo cresceranno anche i budget per l'acquisto delle collezioni»

 

Chris Kyvetos
STYLEBOP.com
Germania

«Tra i momenti da ricordare della fashion week c'è Prada, che con la sua sfilata è riuscita a restare legata al dna del marchio e allo stesso tempo a sorprendere. Marni ha offerto un prodotto davvero molto convincente, che ha dimostrato come Francesco Risso sia sempre più sicuro di sé nel ruolo di direttore creativo. Versace per aver messo da parte un po' della sua lucentezza, guadagnando dal punto di vista della attualità dell'offerta. Su Pitti non ho dubbi, l'evento clou è stato quello di Craig Green: gli abiti erano in perfetta sintonia con la location e la sfilata ha dimostrato che il marchio è all'altezza di una platea davvero internazionale. Tra gli outsider, Sunnei ha presentato uno spettacolo eccellente, dimostrando di meritare maggiore considerazione. Palm Angels continua a evolversi a ritmi veloci, anche se questa collezione si è rivelata più commerciale rispetto a quella punk della scorsa stagione. Anche Glenn Martens per Diesel sembra essere una partnership ben concepita. Tra le categorie merceologiche, le sneaker continueranno a dominare: anche in questi giorni se ne sono viste di davvero interessanti e con grande potenziale commerciale. Da segnalare le Nike alla sfilata di Craig Green e il nuovo modello Versace firmato dal maestro Salehe Bembury».


Kotaro Shindo
Lidea co. Ltd
Giappone

«Pitti resta l'appuntamento centrale di tutta la stagione per chi segue il menswear. Lardini, Tatras, Herno e Barba Napoli hanno fatto un bel lavoro per la prossima primavera-estate. Questa edizione del salone dimostra che c'è ancora spazio per l'eleganza, ma non deve essere troppo esasperata. Vedo molto bene capi come la polo e la giacca camicia, specie in Giappone. Una delle forze di Pitti è che sta ottenendo sempre un grande successo mediatico: il brand della manifestazione è sempre più conosciuto anche fuori dall'Italia».



Lia Pagoni
Gruppo Pagoni
Grecia

«Tra le collezioni viste a Milano ho apprezzato Dsquared2, come sempre d'impatto e in grado di veicolare un messaggio forte nei contenuti stilistici. Penso che i fratelli Caten siano tra i designer più ispirati di questo periodo. Convincente anche Plein Sport. Il trend vincente per la primavera-estate 2019? Di sicuro non i completi formali, perché l'uomo vuole vestire in modo casual, sporty e chic, talvolta anche colorato, osando anche tinte fluo. Alla Milano Fashion Week chiedo una cosa: più visitatori!».

 

Claudio Antonioli
Antonioli

«Un bilancio della settimana della moda uomo? Che dire, Pitti fa sempre un lavoro egregio, mettendo insieme un prodotto super commerciale e nomi slegati dal business, come Craig Green. L'assenza di nomi italiani tra i progetti speciali non è colpa della fiera ma delle aziende, che non brillano per creatività. Di Milano è più difficile parlare in toni entusiastici: questa è una grande città, dove si può arrivare ovunque, ma sulla fashion week bisogna lavorarci. La mia ricetta? Più scouting di nomi internazionali e stop ai vecchi privilegi, garantiti ai soliti nomi di sempre. Tra le sfilate la mia preferita è stata Prada, collezione 10 e lode. Quanto alle tendenze che si imporranno sul mercato, sono certo che si profila un cambiamento con nuove forme e più pulizia, ma escludo che si possa tornare indietro all'epoca di abiti formali e cravatta. Ormai l'uomo non può più fare a meno della comodità».

Beppe Nugnes
Nugnes 1920

 

«Si parla tanto di fashion week maschile della moda italiana, ma di fatto Pitti Uomo e Milano Moda Uomo restano due manifestazioni differenti, con due organizzazioni diverse. Forse è arrivato il momento di mettere da parte certi protagonismi e accettare che chi si è dimostrato in questi anni più abile in fatto scouting, organizzazione, internazionalizzazione, possa prendere la gestione dell'intera settimana. Quello che dovrebbe restare così come è la doppia collocazione geografica, un po' perché Firenze non potrebbe accogliere un evento come la fashion week e un po' perché le griffe di prima linea hanno i loro quartieri generali a Milano ed è giusto che sfilino a casa. Tornando a questa edizione, Pitti Uomo è stato molto vario: per il titolare di un multimarca specializzato in moda maschile è impensabile non presenziare. Non si può dire lo stesso per Milano che è stata sostenuta dalle sole sfilate di Prada, Dolce&Gabbana e Fendi. Non abbastanza, infatti molti buyer sono andati da Firenze a Parigi senza passare per il capoluogo  lombardo. Le collezioni mi sono piaciute: per le griffe il filone dello sport rétro chic funziona ancora e si lega con tutto il resto dell'offerta streetwear. Ho notato, però, che sono state tutte collezioni molto pesanti, con tantissimi cappotti e impermeabili. Sono d'accordo sul fatto che che questa stagione potrebbe essere quella che segna il superamento dell'era del super potere dello streetwear, ma ci vorrà ancora del tempo. Non sarà facile riportare in auge un capo come la giacca ma molto dipenderà da noi buyer e dalla capacità di lanciare certi messaggi. In Italia ci sono 10/20 indirizzi che hanno la cultura per farlo. Poi molto dipenderà anche dalle aziende, che dovranno preoccuparsi di far arrivare in negozio giacche moderne e soprattutto comode.

an.bi., a.b. e c.me.
stats