LA CAPSULE CIRCLE PRESENTATA A MMU

Brandazza (Corneliani): «Il 2022 anno di svolta, ora acceleriamo i progetti»

Corneliani tra i protagonisti di Milano Moda Uomo, con una presentazione nel quartier generale di via Durini della FW 23/24 di Corneliani Circle (nella foto), la seconda collaborazione dello stilista Paul Surridge con lo storico marchio di menswear, che ha chiuso il 2022 sotto i migliori auspici.

«L’andamento delle pre-collezioni è stato molto positivo - esordisce l’amministratore delegato Giorgio Brandazza -. Abbiamo visto più clienti, soprattutto esteri (l’Italia vale nel portafoglio Corneliani circa il 20%, ndr) e chi è venuto ha comprato di più. Sono arrivati da Europa, anche dell'Est, Medio Oriente, America con il meglio dei department store e qualche specialty store, Giappone, Corea del Sud». Anche il sell out è stato premiante: «A novembre abbiamo incontrato diversi clienti che sono venuti ad acquistare senza l’intenzione di ricorrere ai saldi, puntando ad agganciare direttamente l’estivo».

«In queste ultime tre stagioni - prosegue il manager - la collezione ha acquisito una maggiore armonia tra le categorie merceologiche, innalzando la qualità, sposando l’innovazione e ottimizzando il coordinamento tra le proposte. In questo modo abbiamo indirizzato in modo più chiaro i clienti nell’acquisto e anche nelle scelte di visual merchandising».

Le collezioni sono state ridotte per trasmettere un messaggio più mirato: «Siamo tornati a un prodotto particolarmente concreto. Pur restando fedeli alle origini, abbiamo puntato su un guardaroba elegante ma ritagliato sulle mutate esigenze del pubblico maschile, anche in seguito a stagioni di approfondita ricerca sul mondo casual».

Attualmente l’organico di Corneliani in Italia supera le 400 persone e la prospettiva è creare già entro marzo 30 nuovi posti di lavoro, soprattutto nell’area produttiva, vista la sostenuta crescita dei volumi: sembrano passati anni luce da quando, circa tre anni e mezzo fa, a fronte di grossi problemi finanziari si prospettavano 130 esuberi per la società controllata dal fondo arabo InvestCorp.

Uno spettro allontanato in un primo momento dalla resistenza delle maestranze e, dopo l’uscita definitiva della famiglia fondatrice, dall’intervento decisivo dello Stato tramite il fondo Invitalia, che nel 2021 ha messo sul piatto 10 milioni di euro (più otto iniettati dal socio di maggioranza), partecipando per il 49% alla newco Corneliani.

La cassa integrazione e altri ammortizzatori erano stati fissati allora fino al 2024, ma già lo scorso ottobre l’azienda ha potuto fare a meno della cassa integrazione. «Siamo in crescita significativa sia nel su misura, sia nei riassortimenti veloci - spiega Brandazza - e per la prima volta abbiamo siglato un accordo produttivo con un marchio del lusso, partito sei mesi fa con un test e ora a regime. È una strada che si è aperta accanto a quella principale. Pianificavamo il break even nel 2023 e lo abbiamo nettamente anticipato».

Nel 2022 i ricavi hanno superato i 60 milioni di euro: «Non si può fare una comparazione con un anno particolare come il 2021 - puntualizza il manager - ma la cifra raggiunta è appunto quella che avevamo preventivato per l’anno in corso, in cui per l’estivo abbiamo messo a segno un +25% e contiamo di ripetere la performance con l’invernale».

La capsule Circle, disegnata da Surridge, si affida al rigore nelle lavorazioni e alla sostenibilità di materiali a basso impatto ambientale, connotandosi grazie a superfici morbide e stretch, contrasti grafici e linee informali. «Paul - riflette Brandazza - ha contribuito a riportare interesse su Corneliani, che ha potuto avvalersi dell’apporto di uno stilista con la S maiuscola e arricchirsi della sua cultura. Lavorare con lui si è rivelato un beneficio per tutta l’azienda».

Restando in materia di prodotto, «il core del brand non può che essere il ready-to-wear, ma ciò non toglie che stiamo lavorando a progetti nella calzatura e nella pelletteria, che potrebbero concretizzarsi con l’estate 2024».

Parlando di distribuzione, presidiata attraverso la presenza in 700 punti vendita a livello globale, «siamo in fase di consolidamento della nostra base di circa 40 franchisee e raccogliamo i frutti del lavoro con i department store, a partire da Selfridges e Shinsegae dove avvieremo spazi dedicati». In cantiere progetti su Cina e Usa: «Sul territorio cinese, in particolare, dopo le difficoltà legate al Covid e alle restrizioni stiamo riprendendo in mano i legami con i distributori. Quanto all’America, siamo presenti ma abbiamo ampi margini di crescita». 

L’e-commerce incide intorno al 3% sui ricavi, «ma è utile per veicolare il messaggio del marchio e, visto che abbiamo attivato anche una sezione B2B, per fornire ai nostri partner un servizio di primo livello».

 

 

a.b.
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