Il flop di Raf Simons impatta sull'Europa

Sempre meno Italia per Calvin Klein: gli uffici di Milano verso la chiusura

Due anni fa era toccato all'unità produttiva di Trento essere smantellata. Ora sono gli uffici di Milano di Calvin Klein, dove lavorano quasi 100 persone, a rischiare la chiusura. Uno degli effetti della politica di ristrutturazione intrapresa dal gruppo americano, dopo la fine della collaborazione poco fortunata con Raf Simons.

Secondo quanto si apprende da fonti sindacali, nella sede del marchio in viale Umbria, dove fino alla primavera-estate 2017 si sono svolte le sfilate della linea uomo (nella foto), è in corso una procedura di licenziamento collettivo, che riguarda circa 50 lavoratori. Agli altri potrebbe essere proposto un trasferimento nel sede di Amsterdam di Pvh, che controlla Calvin Klein.

La decisione è direttamente collegata alla ristrutturazione partita con l'uscita di Simons, che porterà alla chiusura dello storico monomarca di New York, oltre al rilancio del business delle collezioni 205W39NYC, che presto potranno contare su un nome e su un team creativo nuovi.

Due anni fa era toccato ai 57 dipendenti di Confezione Moda Italia (ex Vestimenta ed ex Hilton), che si occupavano della produzione della prima linea essere licenziati. Anche all'epoca si era parlato di un «processo riorganizzativo dell’intero gruppo».

an.bi.
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