Il giorno dopo l'annuncio dell'acquisizione

Andrea Canè: «Woolrich è anche una mia creatura. Con L-Gam cresceremo in fretta»

«Sono strasereno e sempre molto positivo. L'accordo con il fondo L-Gam sarà strategico perché l'azienda ha bisogno di crescere. Una realtà con tanto potenziale ancora inespresso, che con un un po' di finanza arriverà prima agli obiettivi, in sintonia con un percorso già tracciato, che è quello di andare in Borsa entro cinque anni», così Andrea Cané, direttore creativo di Woolrich e artefice del suo successo insieme a Cristina Calori. Che rassicura: «L'azienda resta a Bologna, nel segno della continuità».

 

Dopo l'annuncio di ieri, 19 settembre, si aspetta il closing dell'operazione che ha visto il fondo L-Gam, società d’investimento lussemburghese stabilita in partnership con la famiglia regnante del Liechtenstein, acquisire la maggioranza di Woolrich. «La data per il completamento dell'operazione è fissata per il mese di ottobre» annuncia Canè, che dopo il closing manterrà il suo ruolo di direttore creativo.

 

«L-Gam entra con le migliori intenzioni, che sono quelle di continuare l'itinerario già segnato, che è quello di dare una dimensione globale al marchio. Un'etichetta con un enorme potenziale su mercati ancora scoperti come la Cina e in sensibile evoluzione sul fronte del prodotto» racconta Canè.

 

«Infatti - prosegue - è stato molto apprezzato da L-Gam il nostro lavoro di rebranding e la strategia di prodotto, che parte con la Fall 2019. Uno scenario che rende più che appetibile il marchio per un investimento sul medio termine».

 

Dall'intesa con L-Gam, realtà che ha partecipazioni anche in Cavalli e Hugo Boss, nasce dunque una realtà dalla fisionomia internazionale, tra Bologna, gli Stati Uniti, il Giappone (una quota del marchio è stata rilevata lo scorso anno dal colosso dell’outdoor giapponese Goldwin), il Lussemburgo e il Lichtestein.

 

Un'azienda di cui Canè si pone come garante: «Il mio lavoro è proteggere gli investitori, come ho fatto con Cristina Calori. Woolrich in fin dei conti è anche molto una mia creatura». 

c.me.
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