il marchio "vestirà" anche alcune spiagge

Vilebrequin: donna e abbigliamento guidano la crescita

Era il 2012 quando G-III Apparel Group prendeva il controllo di Vilebrequin, iconico marchio di beachwear d'impronta tropezienne, fondato nel 1971 in Costa Azzurra da Fred Prysquel.

«Questi ultimi anni sono stati di intenso lavoro - commenta Mattia Reinero, operation & business development manager - ripagato da risultati tangibili, a partire da un fatturato raddoppiato a 80 milioni di euro, con l'obiettivo di salire a 100 nel 2021».

Una mission tutt'altro che impossibile, secondo il manager, che indica le leve della crescita: «La donna, per un marchio storicamente più legato all'uomo, l'e-commerce interpretato in un'ottica di omnicanalità e, non ultimo, l'abbigliamento in collaborazione con Giada».

L'intesa con l'azienda di Rovigo, nota anche per essere licenziataria di Jacob Cohën e Karl Lagerfeld Denim, è scattata nel 2018: il punto di partenza di un progetto che ha il suo fulcro nella collezione Vilebrequin Denim e in un nuovo concept distributivo.

Infatti, come spiega Reinero, lo storico negozio milanese di via Spiga, all'angolo con via Manzoni (nella foto), è stato trasformato in una boutique dedicata al total look Vilebrequin, con il denim al centro ma anche tanti altri materiali - dal fustagno al velluto a coste - in primo piano, tutti naturali e pensati in un'ottica sostenibile.

Per esempio, sono stati utilizzati finissaggi al ghiaccio e tinture naturali con la polvere d'indigo, limitando i componenti chimici nei trattamenti.

«L'abbigliamento è arrivato sul mercato con l'autunno-inverno 2019/2020, dopo il lancio di una capsule ispirata a Prysquel - dice l'operation & business development manager -. Una piccola provocazione per un brand legato per dna all'estate, ma quello che volevamo era proprio pensare il nostro cliente in un contesto diverso dal solito».

Cliente che attualmente, per quanto riguarda specificamente il ready-to-wear, è declinato per ora solo al maschile, anche se il womenswear è molto più di un sogno nel cassetto. «Già oggi - commenta Reinero - il 15% dei ricavi del marchio Vilebrequin proviene dalla donna, che prima del 2012 neppure esisteva. Si tratta di farla uscire dalla dimensione mare, proiettandola in un contesto più ampio e articolato: la base per portare quest'area di business al 30% del turnover».

Tra i quasi 200 monomarca Vilebrequin, numerosi dei quali tuttora rivolti solo all'uomo, ne sono stati lanciati alcuni completamente al femminile, il primo dei quali tre anni fa a Forte dei Marmi, mentre la boutique di Porto Cervo, avviata nel 2019, è per l'80% destinata alla donna. «Lo spazio di crescita è grande - sottolinea l'executive - senza ovviamente andare a discapito di altre crescite».

Rainero tiene anche a parlare della nuova etichetta Save The Oceans, il cui punto di partenza è Man, costume da bagno green realizzato per l'80% con un filato ricavato da tessuti riciclati e per il 20% da bottiglie di plastica recuperate nel Mediterraneo. «In soli tre mesi - dice - sono stati venduti 3.345 costumi di questa linea, il che significa 669 chili di plastica rimossi dal mare».

Save The Oceans comprende inoltre il modello Minise, made in Italy e fatto con materiali elevato tasso di biodegradabilità: si parla del 76,5% dopo tre anni, contro il 6% del poliammide standard. La shirt da surf Rashguard, infine, è in tessuto elasticizzato con protezione UV a base di poliammide riciclato, ottenuto dalla conversione di reti da pesca e tappeti.

Intanto Vilebrequin è pronto a lanciare un progetto lifestyle, le spiagge del brand. «La prima sarà a St. Barth - conclude Reinero -. Le abbiamo concepite come luoghi per tutta la famiglia, permeate dal nostro stile inconfondibile».

a.b.
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