IL PROGETTO DI MISE CON SMI E IBM

Blockchain e tessile: entro giugno i primi esiti dello studio di fattibilità

Può la Blockchain salvaguardare l'unicità e la qualità del made in Italy? La risposta è in uno studio promosso dal Mise, partito nelle scorse settimane con il coinvolgimento del settore tessile, che ha fatto da apripista per la possibile adozione di questa tecnologia per certificare la filiera e difenderla dai tentativi di contraffazione, grazie al meccanismo del "registro condiviso".

Dopo una prima fase interlocutoria, in cui il Ministero ha riunito anche altri settori, dal gennaio scorso è stata infatti presa la decisione di procedere con il solo comparto del tessile-abbigliamento per la fase di sperimentazione, accogliendo la proposta di Smi-Sistema Moda Italia di lavorare sulla tracciabilità di filiera.

Con il supporto di Ibm, partner tecnologico del progetto pilota, è stata avviata una prima fase di analisi, alla quale è seguita una sessione di progettazione cooperativa, con la collaborazione di una trentina di aziende, tra cui Comofil, Cotonificio Albini, Fratelli Piacenza, Linificio e Canapificio Nazionale, Ostinelli Seta, Tessitura Serica A.M. Taborelli, Tessitura Taiana Virgilio e Tintoria Finissaggio 2000.

Il fine è condividere gli attuali processi produttivi e le relative problematiche, identificando le possibili soluzioni basate sulla tecnologia Blockchain: un primo esito dello studio entro giugno.

A cura della redazione
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