Il womenswear italiano nel 2018

Raffaello Napoleone: «Moda donna in rallentamento. Ma la congiuntura resta positiva»

Il settore della moda donna continua a crescere, ma i ritmi rallentano. Una situazione su cui incidono i consumi interni, in calo del 3,6%, e un export che non viaggia più ai ritmi degli anni passati. «Uno scenario a luci e ombre - come lo ha definito Raffaello Napoleone, ceo di Pitti Immagine - ma per fortuna la congiuntura è positiva».

 

«Il 2018 si chiuderà per la moda donna con una crescita del fatturato dello 0,5%, anche se a luglio eravamo a +2% - ha sottolineato Napoleone, analizzando le cifre fornite da Confindustria Moda su dati Istat - a conferma del fatto che c'è stata una decelerazione sensibile negli ultimi mesi dell'anno, che sono stati molto difficili. Ma il dato importante è che la congiuntura è positiva, quindi il settore continua a crescere».

 

A dare maggiore risalto alle sue parole, Napoleone ha citato due dati significativi: «Dal 2013 a oggi il fatturato della moda donna è passato da 12,2 miliardi di euro a 13,3 miliardi. E l'export ha guadagnato 1 miliardo e 300 milioni».

 

L'export è il vero driver, con il 2018 che mette a segno un +2%, anche se in frenata rispetto agli anni precedenti (si vedano il +3,4% del 2017, il +2,8% del 2016 e il +5% del 2015).

 

«La Francia, primo mercato di riferimento con una quota dell'11% sul totale dell'export, sale dello 0,5%. La Germania, seconda, scende del 2,9%, a conferma dello scenario politico incerto», ha sottolineato  Napoleone. «Dopo una partenza poco vivace - ha proseguito - ha recuperato bene l'America, con una progressione del 4,9%, mentre la Svizzera, quarto mercato, è salita +12,3%. Una percentuale quest'ultima non legata ai consumi interni, ma al ruolo di piattaforma logistica del Paese, che andrebbe analizzato attentamente, per capire a quali mercati sono legati esattamente questi aumenti di fatturato».

 

Ma il primo mercato in assoluto per la moda donna italiana, ha evidenziato il ceo di Pitti Immagine, sono Hong Kong e Cina messi insieme, con progressioni rispettivamente del +4,3% e del +41%. «La Cina manifesta le prime difficoltà. Molto interessante è il calo dei dazi, finalizzato a far aumentare i consumi interni. Ciò fa sì che gli acquisti dei cinesi in Italia siano meno generosi, anche perché ci sono controlli molto attenti alle dogane».

 

Il dato più allarmante sono i consumi interni, dove c'è una grande sofferenza. Secondo le rilevazioni di Sita Ricerca, nell'autunno-inverno 2017/2018 il calo per la moda donna è stato del 3,6%, rispetto al -2,4% dell'intero settore.

 

«Dal 2013 al 2018 si sono persi due miliardi di consumo nel settore della moda donna, che ha avuto un rallentamento maggiore rispetto all'uomo - ha puntualizzato Napoleone -. E le previsioni non sono di crescita, almeno nel 2019. Una situazione piuttosto generalizzata, si veda l'automotive sceso del 7,9% nel mese di gennaio o l'alimentare, alle prese con le crisi dei grandi supermercati store, segno che in generale le persone comprano meno e che lo stato d'animo non è favorevole».

 

I consumi scendono in tutti i settori della distribuzione, con l'eccezione dell'e-commerce, che nel tessile-abbigliamento rappresenta solo il 7,9% con grandi margini di evoluzione ma con volumi ancora bassi. Ciò non significa che il fisico soffre, ha rimarcato Napoleone, visto che in base ai dati a disposizione, il 75% degli acquisti sulla rete passa per il negozio fisico.

 

In contrazione sensibile gli acquisti negli outlet, con un -4,8%, mentre il dettaglio, che rappresenta il 21% della distribuzione italiana, ha visto un rallentamento del calo, con un -1,6%.

 

Napoleone ha chiuso citando gli ultimi dati Istat legati ai consumi di vestiario e calzature, relativi al 2017: «A prezzi costanti, quindi in volume, c'è stato un rallentamento del 4,8% rispetto al 2000, mentre a prezzi correnti vediamo un aumento del 12%. Quindi cala il numero di pezzi, ma c'è un incremento in termini di valore: ciò vuol dire che si alza la qualità dell'offerta».

c.me.
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