In Asia-Pacifico superate le vendite del 2019

Prada: -24% i ricavi, 54 milioni la perdita

Con ricavi retail in progressivo miglioramento da maggio, Prada chiude il bilancio 2020 a 2,42 miliardi di fatturato, in flessione del 24% a cambi costanti (-25% circa a valute correnti).

Più in dettaglio, il retail ha registrato un calo del 18% a cambi costanti (-6% nel secondo semestre) mentre il wholesale, la cui incidenza è scesa all’11% del totale, ha subito un -49% (-20% nel secondo semestre).

In Asia-Pacifico il gruppo, che controlla anche Miu Miu, Church’s e Car Shoe, ha totalizzato 914 milioni di ricavi retail, arrivando a superare dell’1% il dato del 2019, se si esclude il Giappone (-28% a 272 milioni).

In Europa, secondo maggiore mercato della società, le vendite sono scese del 35% a 561 milioni, mentre nelle Americhe la diminuzione è stata del 17% a 291 milioni.

L’ebit annuale di Prada è rimasto positivo per 20 milioni di euro, che tuttavia si confrontano con i 307 milioni di un anno prima. L’esercizio è terminato con una perdita di 54 milioni, dal precedente utile di 256 milioni (che aveva beneficiato del Patent Box).

Nel 2020, che ha visto l’ingresso di Raf Simons nel ruolo di co-direttore creativo di Prada (nella foto un look della sfilata FW 2021/2022), il gruppo milanese ha fatto investimenti per 122 milioni di euro e migliorato l’indebitamento, passato da 406 a 311 milioni.

Alla prossima assemblea degli azionisti sarà proposto un dividendo di 3,5 centesimi di euro per azione, per un totale di 90 milioni di euro, dopo la mancata distribuzione dell’anno precedente.

«In questo anno così drammatico - commenta Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo - siamo comunque riusciti a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati, grazie all'impegno e al senso di responsabilità delle nostre persone. Abbiamo risposto con rapidità ai cambiamenti del mercato, rafforzando il rapporto con la clientela locale i cui consumi nella seconda metà dell’anno hanno quasi completamente compensato l’assenza di turisti. Siamo riusciti a raggiungere buoni livelli di redditività e a generare un importante flusso di cassa, migliorando così la nostra posizione finanziaria. Questi risultati ci infondono fiducia per affrontare lo sviluppo che ci attende non appena terminerà la fase più critica della pandemia».

Nelle scorse settimane Lvmh ha archiviato il 2020 con una contrazione dei ricavi del 17% (senza l’effetto cambi), Kering ha registrato un calo del 16% ed Hermès si è rivelato il più resiliente con un -6%.

e.f.
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