In attesa dell'evento di Pitti Uomo

Le Divelec (Ferragamo): «Sfilate e negozi? Non se ne può fare a meno»

Sfilate, retail fisico, guerra dei dazi Usa-Cina, fashion italiano: Micaela le Divelec Lemmi dice la sua a L’Economia del Corriere della Sera.

Si tratta della prima intervista della ceo di Ferragamo, dopo quasi un anno nel gruppo fiorentino, che l’11 giugno sfila in occasione di Pitti Uomo. «La sfilata di Firenze è un modo per segnare una ripartenza», afferma la manager con un passato in Gucci (Gruppo Kering), mentre fa sapere che «l’uomo Ferragamo è in forte crescita».

A suo parere, le sfilate sono ancora un momento fondamentale ma «non escludono altre possibilità, attraverso le quali spiegare il valore della marca». «Non penso - dichiara nell’intervista - se ne possa fare a meno, non adesso e, soprattutto, non per noi: abbiamo bisogno di veicolare un messaggio del sogno, dai piedi alla testa».

Alla domanda se il negozio fisico ha ancora un senso, Le Divelec Lemmi risponde: «L’esperienza in un punto vendita che tocchi i cinque sensi è fondamentale anche per le nuove generazioni».

Restando in tema, una revisione del network retail non è un obiettivo del gruppo del lusso. «Abbiamo una distribuzione ampia - spiega - ma la dimensione media dei negozi è piccola e nei department store i nostri sono spazi mono-categoria o di soli accessori».

Quanto alla guerra commerciale fra Usa e Cina afferma: «È un elemento di preoccupazione, indipendentemente dalla posizione della marca, ma producendo in Italia non siamo coinvolti dalla guerra dei dazi. C’è un’influenza riguardo la mobilità degli individui: la politica cinese di rimpatrio degli acquisti ha toccato tutti, anche noi. Ma al di là dell’influenza che può avere sulla Borsa, non sono preoccupata. Il mondo del lusso deve recuperare il contatto con le clientele locali e non essere eccessivamente dipendente da flussi che possono cambiare».

Invece dell’Italia pensa che abbia qualcosa da dire e che conti grandi eccellenze, che forse non è riuscita a valorizzare del tutto. «Se dopo tanti anni in una multinazionale francese ho scelto Ferragamo - conclude - è anche perché avevo voglia di mettere a disposizione le mie competenze per un gruppo italiano».

e.f.
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