Intervista a Jennifer Tommasi Bardelle

Per Jacob Cohën fatturato a 100 milioni nel 2025: «E ora investiamo sulla donna»

«Sapevamo che la scelta di lavorare con Sinv era quella giusta, ma si trattava di dimostrarlo al mercato, che invece temeva per il cambio di licenziatario. È bastato presentare la collezione A/I per dimostrare che avevamo ragione: la nostra offerta è sempre più ampia e di qualità e il progetto donna ha vissuto una vera rivoluzione, offrendo molte più opportunità di prima». Con queste parole Jennifer Tommasi Bardelle riassume un anno di lavoro della Jacob Cohën Industry, società nata dall'accordo con Sinv per la produzione e la distribuzione del brand Jacob Cohën.

 

Archiviata la licenza con Giada, il marchio specializzato in denim di alta gamma è entrato in una nuova fase: sotto la guida del nuovo ceo Luca Roda è stato messo a punto un business plan a quattro anni, che prevede una crescita organica di tutti i settori merceologici e una strategia distributiva più selettiva.

 

«Ridurremo il numero di clienti del 20% - conferma il manager - ma allo stesso tempo rafforzeremo il legame con i partner con cui continueremo a lavorare. Il fatto che le grandi griffe stiano razionalizzando il wholesale crea spazio sul mercato, che però deve essere riempito con idee commercialmente valide. La nostra è quella di proporre un brand total look di luxury casual e non solo un cinque tasche di altissima qualità».

 

Un posizionamento che sta ottenendo da subito ottimi riscontri: la nuova collezione Jacob Cohën inizierà a essere venduta anche da Le Bon Marché a Parigi, mentre da Harrods a Londra è appena stato raddoppiato lo spazio dello shop del marchio, utilizzando con il nuovo concept.

 

«I segnali che arrivano sono incoraggianti anche sul fronte retail - prosegue Roda -. I nostri negozi monomarca stanno riprendo a lavorare: a Saint Tropez poche settimane fa abbiamo registrato il miglior incasso del weekend di sempre. Forse Milano è la piazza più in sofferenza per l'assenza di turismo tax free».

 

Dopo la campagna vendita S/S 22 (si inizia il 22 giugno dalla showroom di Milano, dove per la prima volta si incontrerà tutta la forza vendita), il fatturato di Jacob Cohën dovrebbe assestarsi intorno ai 60 milioni di euro, con l'obiettivo di raggiungere i 100 milioni entro quattro anni. Una forte spinta alle vendite arrivarà da maglieria e dalla collezione donna che entro il 2025 dovrebbe incidere per il 30% sul giro d'affari totale».

 

«Un obiettivo ambizioso, ma alla nostra portata - commenta Bardelle -. Lanceremo una serie di capsule collection, come quella in arrivo chiamata Resort, composta da costumi da bagno, T-shirt, borse da spiaggia e flip flop, insomma tutto per una giornata in spiaggia». Progetti come questo secondo la vedova di Nicola Bardelle, morto tragicamente in un incidente stradale nel 2012 «hanno lo scopo di evidenziare che la donna Jacob Cohën parla un'altra lingua rispetto alla collezione maschile. L'uomo è alla ricerca del confort, pur senza rinunciare al lusso. La donna invece si fa stimolare dalle tendenze e nei capi ricerca dettagli e tocchi speciali: anche per questo per la collezione puntiamo sulla qualità assoluta, utilizzando cashmere di Loro Piana e i velluti di Pontoglio».

 

Come tiene a precisare Roda, il nuovo corso del brand passa anche per l'attenzione al tema della sostenibilità. «Che affrontiamo per step - dice -. Per ora contiamo su una produzione tessile a km 100, ovvero compresa fra le città di Padova, Vicenza, Rovigo, Treviso e Venezia, il che significa produzione made in Italy e supporto all’economia locale, ma anche filiera certificata. Ci stiamo, poi, attrezzando per arrivare al 2026 con una filiera produttiva tracciata eco-sostenibile».

 

In questo percorso rientra anche il progetto lanciato con Certilogo, che prevede l'inserimento in ogni singolo capo uno speciale QR Code, che racconta l'autenticità e la storia del prodotto. «Questo - conclude Bardelle - non è soltanto uno strumento proteggere il cliente da un eventuale acquisto non autentico, ma anche un modo per coinvolgere il cliente e trasmettergli quello che per noi conta di più, la qualità e l'originalità di ogni capo che produciamo».

an.bi.
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