Ipotesi di mega-deal

Prada: la griffe italiana nel radar dei grandi gruppi stranieri?

I giganti della moda cercano nuove chance di crescita. Dopo il mega-deal da 14,7 miliardi di dollari tra Lvmh e Tiffany e dopo le voci su una possibile aquisizione di Moncler da parte di Kering, il nuovo rumor riguarda Prada, che secondo voci di stampa starebbe cercando un aquirente. L'intesa farebbe gola a Kering e al gruppo Richemont, ma pare che di recente anche Lvmh abbia condotto delle trattative. La griffe smentisce e i tre gruppi si trincerano dietro un "no comment".

 

In base a quanto riferisce wwd.com, Patrizio Bertelli e Miuccia Prada sarebbero volati a Parigi, lo scorso dicembre, per incontrare il patron di Kering, François-Henri Pinault.

 

L'altro pretendente sarebbe la Compagnie Financière Richemont: il colosso del lusso, a cui fa capo una divisione moda e accessori in cui gravitano Chloé e Dunhill, sarebbe nel mood di fare shopping, avendo acquisito lo scorso anno Buccellati e stretto una joint venture con Alber Elbaz per una nuova fashion company.

 

Non è la prima volta che Prada e Richemont sono al centro di rumors riguardanti un possibile deal. Dieci anni fa l'azienda italiana aveva smentito le indiscrezioni riguardanti la possibile vendita di una quota al congolomerato d'oltralpe.

 

Quotata alla Borsa di Hong Kong nel 2011, Prada ha una capitalizzazione di mercato di 74,08 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a circa 9,5 miliardi di dollari. Richemont, quotata alla borsa svizzera, ha una capitalizzazione di 40,23 miliardi di franchi svizzeri, ovvero 41,66 miliardi di dollari alla borsa attuale.


Secondo i rumors anche Lvmh avrebbe preso in seria considerazione l'ipotesi di un deal con Prada, lo scorso anno, ma poi le contrattazioni si sarebbero interrotte.

 

Nel 2018 Bertelli aveva categoricamente negato l'intenzione di voler cedere la società, dove nel 2017 ha fatto il suo ingresso anche il figlio, Lorenzo Bertelli, partito come responsabile della comunicazione digitale e ora a capo del marketing e della comunicazione. Una figura su cui il co-ceo dell'azienda avrebbe puntato come futura guida dell'azienda.

 

Il buon andamento delle vendite full-price, la tendenza positiva nel business wholesale e l'ottima performance delle linee di ready-to-wear e accessori hanno dato slancio ai profitti e ricavi di Prada nella prima metà dello scorso anno.


L'utile netto è salito del 46,6% a 155 milioni di euro, beneficiando dello sgravio fiscale darivante dal Patent Box relativo agli anni dal 2015 al 2019.


Le vendite sono aumentate del 2%, a 1,57 miliardi di euro, rispetto a 1,53 miliardi di euro dell'anno precedente.


La griffe ha detto stop a ribassi in season e razionalizzato il canale all'ingrosso: due misure che dovrebbero dare risultati nella seconda metà del 2019 e nella prima metà del 2020. Il gruppo ha inoltre incrementato i suoi investimenti sul fronte digital.

Nella foto, un momento della sfilata di Prada alla recente fashion week maschile di Milano.

c.me.
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