La sentenza ha stabilito 45 giorni di esercizio provvisorio

Rifle: fallito il player storico italiano del jeanswear

Nessun cavaliere bianco all'orizzonte, nessuna ricapitalizzazione da parte della proprietà: è nulla di fatto per Rifle. Il marchio di jeanswear toscano è stato dichiarato fallito dal tribunale di Firenze. La sentenza prevede 45 giorni di esercizio provvisorio.

«La Regione Toscana e il Comune di Barberino del Mugello ci stanno dando il loro sostegno - ha spiegato Gianluca Valacchi della Femca-Cisl di Firenze e Prato -. Speriamo che nell'arco di questi giorni qualcuno si faccia avanti, altrimenti scatteranno le procedure fallimentari».

Da parte dei sindacati c'è comunque l'impegno a verificare tutte le opportunità di salvaguardia dei posti di lavoro, qualora si avessero manifestazioni di interesse per l'azienda.

Purtroppo, ha ricordato Valacchi, Rifle è una realtà in crisi da tanto tempo e il Covid ha accelerato una situazione già difficile.

Lo scorso 18 maggio, infatti, la società aveva avanzato domanda di concordato in continuità al Tribunale di Firenze e nel luglio scorso era stata avviata la cassa integrazione per tutti e 96 i lavoratori. A settembre era arrivata la richiesta di aiuto da parte dei sindacati alla Regione Toscana, che aveva aperto un tavolo di crisi. Ma il piano di rilancio e di ristrutturazione del debito non c'è stato e il 30 settembre è giunta la sentenza del Tribunale di Firenze.

Fondato nel 1958 dai fratelli Fratini, il marchio Rifle era diventato un riferimento della moda italiana. Negli anni Settanta i cinque tasche del brand spopolavano nei Paesi dell'Europa dell'Est, tanto che a quei tempi rifliska era divenuto sinonimo di jeans. Nel 1990 l'azienda produceva milioni di capi l'anno.

Poi è iniziato il declino. Una parabola discendente a cui sembrava che l'apertura del capitale nel 2017 alla svizzera Kora (entrata prima con un 44% e salita al 55% l'anno dopo) potesse porre rimedio, portando nuova verve al marchio, che nel 2018 fatturava 16 milioni di euro con una perdita di 3,3 milioni, complice l'arrivo alla guida di Franco Marianelli, ex Guess e Gas Jeans.

L'inizio di un nuovo percorso che ha visto in campo investimenti mirati al wholesale e all'internazionalizzazione, la sigla di nuove licenze e la scommessa sulla digital transformation, prima che l'uragano Covid si abbattesse sulla già fragile realtà.

L'assetto societario vede la famiglia Fratini detenere il 45% della label, con il subentro al posto di Kora della nuova società Vf Holding (che non ha nulla a che fare con Vf Corporation), che ha acquisito le quote della realtà svizzera.
c.me.
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