LE PROMESSE DEL GOVERNO

Piano per il made in Italy: «Stanzieremo 130-150 milioni»

Aka Studio

Sembra che il Piano straordinario per il made in Italy - e dunque anche per la moda - non sarà accantonato dal nuovo governo, che dovrebbe stanziare dai 130 ai 150 milioni di euro di risorse aggiuntive, rispetto a quelle della programmazione ordinaria.

Una notizia pubblicata su Il Sole 24 Ore, all'indomani dell'approvazione da parte della cabina di regia per l'internazionalizzazione, copresieduta ieri (11 settembre) da Enzo Moavero e Luigi Di Maio, ministri rispettivamente degli Esteri e dello Sviluppo Economico.

La prospettiva è che alla programmazione ordinaria, nell'ordine di circa 16,5 milioni di euro, e a 50 milioni che erano stati recuperati dal precedente esecutivo usando fondi per enti dello Sviluppo Economico, si aggiungano i 130-150 milioni annunciati da Moavero e Di Maio.

All'ordine del giorno, durante la riunione di ieri (cui hanno preso parte i principali soggetti pubblici che si occupano di internazionalizzazione, le associazioni imprenditoriali e i rappresentanti delle regioni), c'era in particolare la necessità di aumentare le vendite delle aziende italiane oltreconfine: quelle che esportano sono quasi 196mila, solo 6mila in più rispetto al 2012.

Sotto la lente anche l'e-commerce, «per il quale siamo solo 25esimi sui 28 Stati dell'Ue per quota di Pmi che vendono su questo canale». Di Maio ipotizza di creare «una sorta di Amazon per il made in Italy, che faciliti la commercializzazione dei prodotti italiani».

Qualcosa, come riporta il quotidiano di Confindustria, è già stato fatto in questo senso da Ice, per favorire il sell out delle Pmi del nostro Paese sui grandi marketplace online, tra cui lo stesso Amazon e le piattaforme di Alibaba.

Del Piano straordinario fanno parte la terza edizione dei voucher per le piccole-medie imprese che intendano assumere a tempo determinato degli export manager e un progetto pilota sui "temporary digital manager", oltre a un focus sul Sud Italia, coordinato da Agenzia Ice.

«Dobbiamo far conoscere il brand italiano nel mondo - ha affermato Di Maio -. Dai prodotti industriali alla moda, fino all'artigianato, all'agroalimentare, al design e all'industria culturale».

Il politico ha insistito non solo sull'internazionalizzazione, ma anche sullo snellimento delle procedure burocratiche.

Come sottolinea Licia Mattioli, vicepresidente per l'internazionalizzazione di Confindustria, è importante dare continuità e trasformare il Piano da straordinario a strutturale.

Proprio ieri, l'a.d. di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone - a Milano per presentare l'imminente appuntamento con il salone Super (nella foto), dal 21 al 24 settembre nella nuova sede del Padiglione Visconti in via Tortona - ha anticipato che «la prossima edizione della rassegna godrà del supporto del Mise e dell'Ice, affiancati dal Comune, perché beneficiamo ancora della coda dei finanziamenti del programma triennale legato al progetto Made in Italy, che però non va oltre il prossimo gennaio. Ci auguriamo una prosecuzione di questa intelligente cooperazione, che per quanto ci riguarda ha dato risultati significativi sul fronte dell'ospitalità e dei progetti speciali».

Intervistato da Fashion magazine, il numero uno di Camera Moda, Carlo Capasa, ha ricordato che «la moda è la seconda industria italiana: mi auguro che il premier Conte e i suoi ministri capiscano che la strada giusta è dare attenzione a questo settore. Non farlo sarebbe una follia. Le modalità con cui questo sostegno arriverà da Roma magari saranno nuove, ma la strada da seguire è quella della sinergia».

 

A cura della redazione
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